Le Film Commission chiamate ad un ruolo più impegnativo
La congiuntura del cinema italiano persiste.
I numeri del 2014 rispecchiano uno stato delle cose non diverso dal 2013 (e dagli anni precedenti). Sicuramente è positivo un dato del 2014: con le stesse risorse economiche sono stati realizzati 201 film, cioè 34 in più rispetto al 2013, ma le quote di mercato delle opere italiane sono rimaste pressoché invariate.
Vuol dire questo che da noi si fanno brutti film? No, il livello qualitativo delle produzioni è di tutto rispetto, l’handicap si conferma più a monte, nel canale della distribuzione dove il cinema italiano occupa un mercato del 27%. Una quota che sta a significare che delle 201 produzioni dello scorso anno una bella ammucchiata di esse è rimasta fuori dalle sale.
Come se ne esce il cinema italiano da questo disagio? Dire che ci vorrebbe più coraggio da parte dei gestori delle sale apparirebbe semplicemente scontato, pensare ad un piano ministeriale di più forte protezione nella distribuzione sarebbe sì utile e, purtroppo, non sufficiente. Se invece questi due accorgimenti venissero adottati insieme il cinema italiano (ed europeo) certamente potrebbe imbattersi in meno ostacoli per giungere nelle sale. Ma attenzione, ai fini della causa potrebbe svolgere un ruolo (non secondario) l’Italian Film Commission con le sue 17 agenzie regionali affiliate.
Se la funzione di una locale FC è quella di promuovere la realizzazione di più film nel proprio territorio bene sarebbe se, parallelamente, a tale compito una Film Commission aggiungesse quello di assicurare schermi regionali alle opere italiane che sono state assistite durante la lavorazione. Se così fosse le Film Commission avrebbero più ragione di esistere…Molte più ragioni per avallare la loro utilità.
13/06/2015, 21:02
Mimmo Mastrangelo