LUCCA COMICS 2017 - Gabriele Salvatores, tornano i giovani supereroi
Dal prossimo 4 Gennaio approda sul grande schermo "
Il Ragazzo invisibile - Seconda generazione", secondo capitolo della saga italiana supereroistica diretta da
Gabriele Salvatores.
Abbiamo incontrato il regista premio Oscar in occasione del Lucca Comics & Games 2017 per avere qualche anticipazione sul film e parlare del nuovo cinema di genere e del futuro della settima arte.
Il primo capitolo de "Il ragazzo invisibile" aveva molti elementi tipici del romanzo di formazione, e a tante saghe letterarie e cinematografiche č successo in passato di crescere in parallelo al pubblico di riferimento, penso ad esempio ad "Harry Potter". E' quello che speravate accadesse anche al vostro film?
A voler fare il primo capitolo fu Nicola Giuliano della Indigo, che lamentava l'assenza in Italia di film che potessero vedere insieme i figli e i genitori, riuscendo ad interessare entrambi. Il pubblico che volevamo prendere all'inizio era questo, quello che gli americani definiscono "young adults". In questo caso non č tanto il pubblico che cresce, anche se onestamente sono molto curioso di vedere i ragazzini che a dodici anni hanno visto il primo e ora si apprestano a vedere il secondo, ma paradossalmente č la persona/attore ad essere cresciuto, e che stiamo seguendo. Non so se ci sarā un terzo capitolo della saga, ma qualora dovesse esserci una continuitā sarebbe divertente, diventerebbe quasi il "Boyhood" di un supereroe, per vedere come usi il superpotere a tredici anni o magari a settanta!
Dalle prime immagini che circolano, in questo secondo capitolo le donne avranno un ruolo parecchio importante...
Sono davvero fondamentali! Le due mamme, la sorella, ma anche Cinetica, una degli speciali. Rappresentano il lato diverso del supereroismo da maschi, quello emotivo e istintuale, non fatto di muscoli ma di emozioni, di affetto o magari di odio.
Dopo "Il ragazzo invisibile", l'esperienza del supereroismo in Italia č proseguita con "Lo chiamavano Jeeg Robot". All'interno del genere quali sono le caratteristiche che li contraddistinguono?
Di "Jeeg Robot", che mi piacque moltissimo, mi affascina il suo stare nel centro del comic-movie, noi ne rimaniamo un po pių marginali. L'estetica dei due film č diversa, e la grande idea di Gabriele Mainetti č stata quella di saper mettere insieme il mondo dei supereroi con quello "pasoliniano", da sottoproletariato, davvero una buona intuizione. Credo che il cinema italiano finalmente sta rompendo degli schemi e sta provando a fare delle cose di genere, una volta considerate di serie B, perchč forse si č capito che si puō essere autori magari facendo la fantascienza.
E' sempre stato un regista che ha saputo guardare lontano, ed esattamente vent'anni fa usciva il suo "Nirvana". Li si immaginava una forma di videogame-mentale, oggi sembra il VR a rappresentare il futuro del gaming. Potrā esserlo anche per il cinema?
Per il gaming credo davvero possa rappresentare il futuro, ma non per il cinema. Mi dispiace ma no, non voglio che tu scelga cosa guardare, ma voglio che tu veda cosa io ho scelto di farti guardare. Poi č nell'interazione tra il tuo mondo, ciō che tu percepisci, rispetto a ciō che io ho scelto che nasce la libertā dello spettatore. Semmai si tratta di trovare all'interno del film degli spazi per lasciarti libero di riempire la storia, di intervenire mentalmente. Ne parlavo recentemente con Alejandro Iņárritu, che ha fatto una bellissima installazione a Milano, e anche lui mi diceva che quello non č cinema. Prova a pensare se in una scena di massa, di una battaglia in cui i due eroi si affronteranno, scoprendo magari di essere padre e figlio come in Star Wars, tu volessi seguire un signore che sta andando in un'altra direzione... Beh, direi che non va per niente bene!05/11/2017, 10:28
Antonio Capellupo