Note di regia di "Padre" di Michele Gallone
In un futuro prossimo, simile al nostro presente, il potere tecnico dell’uomo è riuscito a manipolare e commercializzare anche i sentiment, trapiantandoli da una persona a un’altra. Perfino la cosa più incalcolabile ed eterea è diventata merce di scambio, e anche i dogmi religiosi si sono piegati al mercato: in fondo, le compravendite possono diventare uno mezzo di redenzione, si possono acquistare dolori per spirito di sacrificio.
Ho scelto di incentrare il racconto sull’amore di un padre e una figlia per affrontare senza sconti il tema del dolore. Se il trauma più grande di un genitore è la perdita di un figlio, in un mondo in cui si potesse evitare di soffrire cosa saremmo disposti a fare? Se un’economia di mercato portata all’estremo permettesse anche di vendere un lutto pur di risparmiarsi la sofferenza, sarebbe un atto così egoista e inaccettabile? È preferibile soffrire fino in fondo per la scomparsa di chi amiamo, oppure ricordarlo senza che significhi più niente per noi?
In questo scenario si incontrano Francesco e Mario, due uomini che sono l’uno lo specchio dell’altro.
Uno dei personaggi si spoglia del proprio ruolo, lasciando invariate solo le “ossa” del legame di sangue padre-figlia. L’altro si assume il peso dell’essere padre, ma in un modo artefatto, a scadenza. Uno vuole liberarsi della paternità per non soffrire, l’altro, nel profondo, vuole non tanto essere un padre, ma sentirsi davvero figlio: nella fede cerca il padre per eccellenza, che possa salvarlo dal deserto emotivo. Estremizzare le intenzioni di Francesco e Mario mi ha portato a riflettere su quanto fossero sottilmente plausibili nel restituire qualcosa del nostro presente, perché i loro sacrifici – autentici o meno – non li porteranno ad alcuna risoluzione finale, solo al pallido riflesso di una vita libera. Siamo abituati a immaginare le distopie in paesaggi futuribili, tra agglomerati metropolitani e sistemi evoluti, spesso in carestia di risorse, diritti o fertilità… ma in questa storia, la carestia è nelle capacità affettive
Nella mia vita ho sperimentato presto come un vero padre non sia un genitore biologico, ma una posizione simbolica. In un certo senso, ogni padre è un padre adottivo, ed è anche attorno a questa realtà che si muovono i personaggi del film.
Michele Gallone