Note di regia di "2 cuori e 2 capanne"
Torno a girare un film che mi riguarda, dopo tanti anni. Tutto nasce da un giorno in cui la mia compagna mi accusò di essere un “maschilista inconsapevole” e io chiaramente negai e mi arrampicai sugli specchi. Se c’è una persona che proprio è lontanissima da questa definizione sono io, penso. E invece andando a leggere il modo di comportarsi degli inconsapevoli capisco che lo sono, nonostante il mio impegno e la mia lotta negli anni sono uno di loro. Parte tutto da lì, quel giorno mi sono chiesto: che cosa succederebbe se una fervente femminista e un maschilista inconsapevole finissero per avere una relazione sessuale e lei rimanesse incinta proprio di quell’uomo di cui non ha stima? Bel problema, perché lei quel figlio a 45 anni lo desidera proprio ma purtroppo pensa che ogni essere di sesso maschile sia un nemico da combattere. Lui invece è più ottimista, vuole provarci. Avendo questo “problemino” in comune, i due protagonisti, Claudia Pandolfi ed Edoardo Leo, cercano di trovare una quadra a un rapporto che non ha molte chance di riuscita. Ed eccomi quindi a parlare della difficoltà degli uomini e delle donne di avere un rapporto paritario. Bisogna superare la diffidenza, lo schema che un mondo patriarcale ha assegnato ad ognuno di noi e francamente non è facile affatto. Il modo migliore che avevamo, insieme agli sceneggiatori Bassi, Bruè e Riccardi, era cercare di inserire i nostri due protagonisti in un contesto dove è impossibile non affrontare certi argomenti. E così per lui abbiamo scelto il ruolo del preside un po’ all’antica e per lei di una professoressa di lettere che vede molto più avanti del programma scolastico. È per questo che abbiamo scelto un liceo classico, con ragazzi che si affacciano alla maggiore età pieni di problemi e di domande. Studenti che chiedono uno sportello psicologico, un approfondimento sulla sessualità, sulla parità di genere, sul consenso. Per i nostri protagonisti questi ragazzi sono una tempesta che si abbatte all’improvviso sul loro rapporto, amplificando il loro conflitto e rendendoli consapevoli di essere completamente diversi. Le scelte fatte sulle inquadrature portano a un film che va dritto al sodo, in maniera asciutta, senza orpelli inutili. Il mio obiettivo era quello di divertire ma anche di far emozionare sulle relazioni. Ognuno di noi si porta appresso un carico di mancanze genitoriali che poi determinano comportamenti e scelte future. E i nostri due protagonisti, scopriremo, hanno delle ferite d’infanzia profondissime e ancora aperte che non possono ormai far finta di non vedere. Le affronteranno e ne faranno tesoro ma non senza nuove ferite.
Ho scritto questo film mentre aspettavo la nascita di mio figlio, l’ho girato che era nato da poco e spero che quando lo vedrà parlerà al suo cuore e gli consiglierà che gli errori commessi si possono superare con l’impegno e il lavoro su se stessi. Nel cast ci sono alcuni grandi amici, Colangeli, Tognazzi, Cifola, Barela, Figus, a cui ho affidato parti molto divertenti e poi una dozzina di attori ventenni uno più talentuoso dell’altro. La nostra protagonista, Benedetta Tiberi, interpreta perfettamente il ruolo di una giovane incasinata piena di contraddizioni e sono molto felice di averla portata ad esordire al cinema. Mi sono poi concesso il lusso di ospitare alcuni artisti che hanno un ruolo molto significativo nelle scene dell’occupazione. Parlo di Carolina Crescentini, Valerio Lundini, Jekesa e Daniele Silvestri che hanno scritto da soli il loro intervento in un momento di verità assoluta. La colonna sonora di Roberto Procaccini è l’ideale per me per raccontare questa storia e il pezzo che ho scelto a rappresentare il film, Bandiera di Giulia Mei, è l’emblema di questa generazione che è in grande cambiamento. Eccolo, in poche parole, il mio film. È uno spaccato su chi siamo oggi, in conflitto perenne ma con un disperato bisogno di pace.
Massimiliano Bruno