Note di regia di "Morbo K - Chi Salva una Vita Salva il Mondo Intero"
Fin dall’inizio Il primo obiettivo del regista è stato quello di unire i reparti di fotografia, costumi e scenografia in un lavoro maniacale e simbiotico che potesse restituire sullo schermo una compattezza visiva poco comune nel panorama delle serie period. Da subito, e sempre in accordo con i vari reparti, è stata scelta una tavola cromatica, rispettata in ogni minimo dettaglio, che ha permesso alla messa in scena di questa storia, così coinvolgente, di essere sempre credibile. Con le stesse premesse c’era la volontà di non creare mai distanza con lo spettatore che a volte si rischia di generare con le serie in costume.
Più in dettaglio l’idea è stata quella di costruire un grande classico moderno con movimenti di macchina eleganti, chiari, lineari, ma nello stesso tempo non didascalici, che lasciassero la possibilità allo spettatore di immaginare, a volte, cosa avvenisse fuori campo. Nelle scene più concitate non si è negato un uso consapevole della macchina a mano che non è stato mai virtuosistico ma SEMPRE al servizio della storia.
Anche la scelta del cast è stata lunga, elaborata e meticolosa. Dando per scontato che la missione era quella di trovare i migliori attori possibili, per ogni ruolo, anche il più piccolo, si è cercato un volto e un carattere lontano da un immaginario comune e banale.
Stesso discorso vale per le location e per l’atmosfera di base che si voleva creare: un senso costante di paura, oppressione, un senso di pericolo sempre immanente tipico degli anni della guerra e dell’occupazione, rischiarato a tratti dall’irriducibile voglia di sopravvivere dell’animo umano.
Francesco Patierno