PLAYING GOD - Matteo Burani e Studio Croma ringraziano
Con l'annuncio delle nominations agli
Academy Awards® si è purtroppo chiusa giovedì scorso la partita per il cortometraggio 'made in Bologna' che aveva conquistato la shortlist a 15 dopo aver vinto ben 100 premi nei festival internazionali ed essere stato visto 392 mila volte su YouTube.
Playing God di Matteo Burani non fa parte dei cinque finalisti per la categoria Best Animated Short in questa edizione degli Oscar®, ma ha raggiunto traguardi prima impensabili per un'opera di animazione realizzata oggi in Italia.
Studio Croma animation ha deciso quindi di salutare il pubblico con un messaggio di ringraziamento che ripercorre i passi fatti negli ultimi otto anni, nella speranza che questa condivisione possa servire a tutto il comparto, a chiusura di un percorso e per segnare l'avvio di nuovi progetti.
Prima di diventare un inno "agli emarginati, ai giudicati, ai rinnegati" applaudito in tutto il mondo, Playing God è stato il sogno di alcuni amici che si ritrovavano in una cantina condividendo passioni e lavoro artistico. È il 2017 quando a Studio Croma (che fino a prima era un collettivo) si unisce Arianna Gheller, animatrice e in seguito produttrice. Poco dopo Matteo Burani e Gianmarco Valentino, entrambi bolognesi, scrivono la sceneggiatura di un cortometraggio il cui obiettivo è, da subito, raggiungere un'eccellente qualità artistica, imparando a padroneggiare al meglio tre tecniche: stop motion, pixilation e clay animation.
12 mila scatti e 7 anni dopo la raccolta fondi è finalmente sufficiente per completare l'opera: lunga nove minuti, Playing God è una riflessione sulla fragilità umana, sull’emarginazione e sul bisogno di appartenenza: racconta di come il rifiuto e il giudizio possano condizionare ogni individuo, ma anche di come l’unione e la resilienza possano trasformare uno stato di marginalità in forza e in senso di comunità.
Nel 2024 alla Settimana della Critica della Mostra del Cinema di Venezia ha la sua première mondiale e ottiene il Premio dei circoli di cinema Fedic. Dopo la prima internazionale Studio Croma attraversa tutti i templi del cinema animato e non solo, venendo premiato anche in due festival (Tribeca e Animayo) che garantiscono la qualificazione per l'Oscar.
La shortlist a 15, che l'Italia non aveva mai conquistato prima di allora, dà il via ad una competizione serrata, in cui lo studio bolognese è una quota indie che si fa notare da critici ed esperti, nonostante quella per il Best Animated Short Film sia una categoria tradizionalmente dominata da colossi dell'entertainment, dotati di budget decisamente più alti. Diversamente dalla maggior parte dei film di animazione recenti, Playing God non nasce al computer: è un'opera artigianale che si deve ad gruppo affiatato di professionisti trentenni di cui fanno parte, oltre a Burani, Valentino e Gheller, anche Sole Piccininno (puppet maker), Guglielmo Trautvetter (direttore della fotografia), Pier Danio Forni (autore della colonna sonora), Chiara Ziveri (SFX make-up) e Francesca D’Agnano (assistente di produzione).
Co-prodotto da Autour de Minuit in associazione con Onira, con la partecipazione alla produzione esecutiva del due volte Premio Oscar® Kim Magnusson, è sostenuto con un contributo economico dalla Regione Emilia-Romagna attraverso Emilia-Romagna Film Commission, dal MiC - Ministero della Cultura e dal CNC - Centre National du Cinéma et de l'Image Animée. In Italia è distribuito da Sayonara Film.
Rai ne ha acquisito i diritti.
Dopo aver saputo che il cortometraggio non è tra i cinque finalisti per l'Oscar, il team di lavoro decide di condividere con il pubblico le proprie riflessioni:
Matteo Burani, regista e co-sceneggiatore: "Questo film è nato dalle nostre fragilità e dalla nostra ostinazione nel voler realizzare qualcosa di grande: come camminare in una bufera controvento, passo dopo passo, con pochi mezzi a disposizione e un sacrificio enorme, senza sapere se saremmo mai davvero tornati a casa. Tutto è nato da una necessità profonda, e la vera magia è stata proprio il viaggio: affrontato insieme, in compagnia dei migliori amici e artisti che si potessero desiderare al proprio fianco, procedendo sempre in direzione ostinata e contraria.Un progetto indipendente, una fionda e un sasso, un gruppo di trentenni: tutto questo ha il sapore di una vera impresa, di un autentico David di fronte a Golia. Essere in shortlist è stato la prova di tutto questo. Nonostante la nostra corsa agli Oscar si sia fermata, ora sappiamo di cosa siamo capaci, di quanto siamo disposti a lottare per raggiungere grandi obiettivi. Siamo pronti a rimetterci alla prova".
Arianna Gheller, animatrice e co-produttrice: "Vorrei avere la possibilità di viaggiare nel tempo per poter guardare negli occhi quei due giovani squattrinati senza certezze che si erano trovati in una cantina e avevano iniziato un progetto chiedendosi ogni giorno se ne sarebbe valsa la pena, se non sarebbe stato troppo costoso in tutti i sensi e quale sarebbe stato il prezzo da pagare. Vorrei ringraziarli e dire loro che il coraggio li avrebbe ripagati. Ora so che il viaggio è stato importante. Non potrei essere più orgogliosa di così, di me, di Matteo e di tutto il team. Ringrazio con tutto il cuore chi ci ha sostenuto fino a qui. La cosa più bella che porterò con me sarà l'incredibile lavoro di squadra che abbiamo fatto".
Pier Danio Forni, compositore e autore della musica: "Vivendo in un'epoca in cui l'intelligenza artificiale è presente nella nostra vita quotidiana e sta già plasmando il processo creativo collettivo, Playing God è la testimonianza di un'abilità artigianale sana e senza tempo che, nello scenario odierno, è ribelle e riesce ad andare controcorrente. Penso sia per questo che è fantastico essere riusciti ad arrivare fino alla shortlist! Un traguardo enorme, inimmaginabile quando siamo partiti".
Sole Piccininno, puppet maker e scenografa: "Ho passato anni a spiegare a mia madre che fare i mostri è un mestiere vero. Magari da oggi inizierà a credermi".
Gianmarco Valentino, co-sceneggiatore e story-board artist: "Siamo partiti dal sottosuolo, in una cantina, abbiamo imparato da soli a fare tutto, e ci abbiamo creduto, per sette anni. Trovarci in shortlist ci aveva messo le vertigini! Playing God è un testo profondamente umanista, fatto di carne e ossa. È energia, è magia! Essere arrivati fino a qui ora tutti assieme, rimarrà un momento indimenticabile".
Rodolfo Masedari, co-produttore: "Nonostante il mancato passaggio in nomination, essere arrivati fino alla shortlist degli Oscar ha un valore speciale, per noi e per l’intero settore. Avere un piccolo team come il nostro, mosso solamente dalla passione per l’arte e per il medium, apparire tra grandi studios e grandi nomi riafferma il valore del cinema indipendente. Speriamo questo successo possa portare la luce sul settore dell’animazione anche in Italia".
Francesca D'Agnano, aiuto produzione e progettista culturale: "Playing God in corsa agli Oscar rimane la dimostrazione che si può ancora fare cinema senza compromessi, senza padroni e senza chiedere il permesso. Con un budget ridotto all’osso e l’ossessione di raccontare una storia, abbiamo portato una piccola casa di produzione indipendente sul tetto del mondo".
26/01/2026, 18:45