Note di regia di "Lavoreremo da grandi"
Molte delle storie più fantasiose e inconsuete in cui mi sono imbattuto sono accadute in provincia. L’universo delle relazioni umane, in quei microcosmi isolati, ha una carica di follia che credo non abbia eguali. Così, cercando un detonatore che facesse esplodere questa idea stravagante, ho trovato nella bellezza del lago d’Orta – uno dei luoghi più tranquilli del creato, nel quale il reato più efferato è il parcheggio fuori dalle strisce –, il contesto ideale per collocare questa notte di follia e di continui colpi di scena.
Alcuni dei protagonisti di questa storia hanno la mia età, e man mano che mi inoltravo nel loro vissuto, mi sono reso conto che fallivano naturalmente tutti gli obiettivi che si erano prefissati nella vita, senza reagire né chiedersi mai il perché. Senza nessuna presunzione da saggio antropologico, quella che il film racconta è una generazione sconfitta, portata a incolpare sempre qualcuno o qualcos’altro del proprio fallimento: dei cacciatori di alibi.
Per il resto questo film per me è puro divertimento. Un esperimento in vitro tra un gruppo di persone che una fatalità rende totalmente fuori controllo. Tragedia e commedia vanno a braccetto per tutto il corso del film: i rapporti deflagrano, le incomprensioni diventano macigni, il non detto viene urlato, il ridicolo dilaga.
Per fare tutto questo serviva un gruppo di attori pronti a lanciarsi senza rete di protezione, ai quali ho chiesto di fidarsi e di sfidarmi. Lavorare sulla comicità è una sfida emozionante e impegnativa. Se anche solo una parte del nostro divertimento arriverà al pubblico, vorrà dire che abbiamo fatto centro.
Antonio Albanese