Note di regia di "Lenskeeper - Alle Porte dell’Abisso"
Ho concepito "
Lenskeeper - Alle Porte dell’Abisso" come un varco, un passaggio verso un orrore che non appartiene più soltanto alla carne o alla mente, ma a ciò che si cela oltre entrambi. Non desideravo costruire una narrazione lineare, bensì evocare un’esperienza che travolgesse lo spettatore, costringendolo a contemplare ciò che non dovrebbe mai essere contemplato.
L’opera di Lucio Fulci ha rappresentato la mia bussola: i suoi occhi trafitti, spalancati sull’ignoto, sono il simbolo di una visione che diventa maledizione. A questa radice ho intrecciato l’eco di Lovecraft, in cui ogni rivelazione conduce inevitabilmente alla follia, e il retaggio carnale di Clive Barker, dove la carne diventa tempio e prigione per entità fameliche.
In "
Lenskeeper" lo sguardo non è soltanto percezione: è chiave e condanna, porta sull’indicibile. Arkham, con le sue strade corrotte e i suoi silenzi soffocanti, è il luogo ideale per far emergere il non-umano, l’ombra che si nutre del nostro desiderio di conoscere.
Non vi è conforto né redenzione in questo film. Solo il lento disfacimento delle certezze, fino al momento in cui resta soltanto l’abisso e la sua vertigine. Il mio cinema non vuole intrattenere, ma scuotere; non rassicurare, ma lacerare.
"
Lenskeeper" è la mia invocazione a un orrore primigenio, che non concede tregua e VUOLE LASCIARE cicatrici nell’anima di chi osa guardare.
Luca Canale B.