Note di regia di "Su Maistu"
La prima volta che ho incontrato Luigi Lai ero un giovane studente di etnomusicologia: rimasi folgorato nel sentire dal vivo un uomo che suonava a meraviglia le launeddas, uno strumento magico fatto da tre canne di fiume: un suono ancestrale, che parlava di vento di maestrale, pietre di nuraghi e onde di mare, le nostre radici. Nel corso degli anni ho sentito Luigi suonare innumerevoli volte, balli nelle feste di paese come nei riti religiosi e le processioni, fino alle sue prime sortite su un palcoscenico, con Maria Carta o Branduardi. Ho avuto poi la fortuna di condividere il palco durante gli anni del tour di Sonos’e memoria in giro per il mondo. Come al primo incontro mi ha sempre stupito, la sua semplicità e capacità umana nell’entrare in contatto e simbiosi musicale con tanti e diversi musicisti nel mondo, quasi inconsapevole della traccia che lasciava in ogni incontro. In questo film ho cercato una sintesi viva, emotiva, nell’impresa di raccontare un uomo che ha dedicato tutta la sua vita alle launeddas, custode di un sapere misterioso e antico, tramandato oralmente, memoria di un modo ormai quasi del tutto scomparso, cercando di cogliere l’essenza più intima di un uomo straordinario per semplicità, umiltà e genio. E cercare di fermare il tempo, nella respirazione circolare che è l’anima misteriosa di questo strumento.
Gianfranco Cabiddu