BERGAMO FILM MEETING 44 - DER FROSCH UND DAS WASSER di Thomas Stuber
Il penultimo film della Mostra Concorso del 44.mo Bergamo Film Meeting è “
Der frosch und das wasser”, del regista bavarese Thomas Stuber, presente in sala.
Una fiaba dolce con i contorni di un road movie, una storia che si nutre di dolcezza, di una quieta e sana ribellione, con una generosa dose di incredulità. La storia segue Buschi (Aladdin Detlefsen), un giovane con sindrome di Down che non ha mai detto una parola e le cui giornate in una residenza assistita raramente si discostano da una rigida ed opprimente routine.
Durante un’uscita verso un sito turistico, Buschi si stacca all’improvviso e si confonde con un gruppo di visitatori giapponesi di passaggio in Germania. Un’evasione talmente improbabile che lo spettatore deve accettarne di buon grado la premessa un po’ surreale, senza farsi molte domande, per godersi appieno tutto quello che accadrà in seguito.
L’elemento più affascinante – fulcro narrativo principale – è senza dubbio il rapporto tra Buschi e Hideo (Kanji Tsuda), uno dei turisti giapponesi che individua il visitatore smarrito ma sceglie di accoglierlo invece di avvertire qualcuno. Sulla carta, l’accoppiata appare veramente insensata: un giovane praticamente muto allontanatosi senza che nessuno se ne accorgesse e un viaggiatore stanco (tra l’altro molto silenzioso anche lui) alle prese con i propri fardelli invisibili. Eppure, gli attori riescono, con una chimica sorprendentemente efficace, ad alimentare un legame inespresso ed una tenera amicizia che dà al film il suo cuore pulsante.
Da non dimenticare l’interpretazione di Nicole (Bettina Stucky), perfetta nel ruolo dell’assistente di Buschi, zelante ed al tempo stesso esasperante. Perde Buschi quasi subito durante la gita di gruppo e trascorre il resto del film nel panico È una prova volutamente spigolosa, ma calibrata quel tanto che le permette una presa di coscienza ed una crescita interiore nel comprendere l’istinto di libertà di Buschi, pur riconoscendo i pericoli molto concreti che la sua scomparsa può comportare.
Un viaggio del duo bizzarro ma adorabile, con un ritmo delicato, fatto di silenzi che “parlano” e fanno breccia allo spettatore nel pentagramma emozionale. Va riconosciuto merito al regista di aver realizzato un piccolo racconto affettuoso su affinità improbabili e sul necessario coraggio per uscire dai quei confini familiari che, tentando se pur amorevolmente di proteggere, possono diventare, talvolta, delle pericolose gabbie.
13/03/2026, 10:31
Luca Corbellini