Note di regia di "Matteo"
Matteo e sua nonna sono costretti a fare una vacanza insieme, da soli per la prima volta, in quella che è una relazione difficile per entrambi. I battibecchi continui tra i due sono alternati a momenti di silenzio e di isolamento di Matteo, che porta con sé la verità di quello che sta succedendo nella sua famiglia. La fotografia statica, senza movimenti o carrelli, con punti macchina numerosi e inquadrature spesso sbilanciate, ci accompagna nella storia di una famiglia che deve mantenere le apparenze e non può contare nella comprensione della matriarca, la nonna. Il colore desaturato ed addirittura acido, ci porta in una dimensione dolorosa ed estremista della vita. Il film è ambientato in un luogo estraneo e lontano a quello di origine dei due protagonisti, che si sentono più in esilio forzato che in vacanza. Il cortometraggio si apre con una scena di sesso tra Matteo e un ragazzo, ossia il primo grande segreto che deve nascondere alla propria famiglia. Il f inale poi svela il complesso mosaico di menzogne che anche gli altri membri della famiglia, la mamma in primis, dicono per non sconvolgere una nonna borghese che vive di apparenze. Eredità pesante che va a discapito della sua stessa vita. Matteo decide infatti di rimandare l’inizio della frequentazione dei corsi universitari per portare la nonna in vacanza. Una vacanza che la signora non ha alcuna necessità, né voglia, di fare, ma indispensabile per salvare le borghesi apparenze. Il cortometraggio parla quindi di apparenze e ipocrisia che portano al sacrificio e all’isolamento, nel nome di una sacra famiglia che impone e toglie, sacrifica e distrugge, senza talvolta dare nulla in cambio.