Note di regia di "Lamenti Siderali"
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Lamenti Siderali" nasce dalla volontà di creare un’esperienza cinematografica prima che una narrazione tradizionale. Mi interessava esplorare l’ossessione creativa come forma di
possessione, dove lo scrittore diventa il fantasma della propria opera incompiuta.
Ho concepito questo film come una “poesia per schermo”, privilegiando la composizione visiva e l’architettura sonora rispetto alla chiarezza narrativa. Volevo che lo spettatore potesse perdersi nelle immagini, nell’estetica, nei chiaroscuri manieristi, e solo dopo interrogarsi sul significato.
Il riferimento costante è stato il cinema espressionista, ma filtrato attraverso una sensibilità contemporanea: i piani sequenza fluidi di Tarkovskij, l’eleganza formale di Max Ophüls, la claustrofobia gotica di Dreyer.
Il buio diventa qui il vero protagonista. Non è semplice assenza di luce, ma presenza densa, abitata da fantasmi e doppi. Ellis si muove in questo buio come un pipistrello, cercando di vedere attraverso l’oscurità della propria psiche frammentata.
Manfredi M. Destro