Note di regia di "Phosgene Tears to Old Kassandra"
Ho immaginato questo film come un oracolo visivo: un tempo sospeso dove la parola si fa gesto sacro e il paesaggio diventa corpo ferito. La serra non è solo un luogo, ma una soglia: tra ciò che sopravvive e ciò che insiste a morire.
La scelta di far parlare Kassandra e le supplici in greco antico, mentre il soldato si esprime in inglese, nasce dal desiderio di rendere udibile la frattura tra memoria e presente, tra linguaggio rituale e lingua del potere.
Abbiamo lavorato per oltre due mesi (giorno e notte) in due persone, confrontandoci con uno strumento – l’intelligenza artificiale – ancora instabile, a volte opaco, spesso imperfetto. Ma proprio da quei difetti è nata una forma. I volti che mutano, le identità che si dissolvono, l’assenza di un protagonista unico: tutto questo è diventato linguaggio. In un mondo ossessionato dall’individuo, abbiamo cercato di evocare un racconto corale, arcaico, dove la figura di Kassandra attraversa i corpi e le epoche, come un’eco che non si lascia dimenticare. L’intelligenza artificiale è solo il mezzo: il sogno, la visione, restano interamente umani.
Il greco antico non è nostalgia: è materia viva. È la voce della tragedia, della visione, dell’oracolo che non chiede di essere compreso, ma ascoltato. L’inglese, invece, entra come strumento della contemporaneità: diretto, dominante, senza memoria. Tra questi due idiomi . sacro e funzionale . si apre lo spazio del non detto. Lì parla Kassandra.
Alessandra Pescetta