BIF&ST 17 - Alessandro Baricco: "Mozart
era il Quentin Tarantino del ‘700”
Lo scrittore
Alessandro Baricco, che lo scorso settembre ha pubblicato per Feltrinelli il saggio
Breve storia eretica della Musica Classica, insignito del
Premio Bif&st Arte del Cinema, è stato protagonista di un excursus nella musica classica del Settecento nell’ambito dell’incontro di cinema al Teatro Petruzzelli. L’incontro è stato anticipato dalla proiezione della versione director’s cut di "
Amadeus" di Milos Forman, vincitore di otto premi Oscar e quattro Golden Globe nel 1985, un film “splendido, che insegna cose molto precise su cos’era la musica classica in particolare nel XVIII secolo”, ha esordito Baricco.
“
Vedere questo film su uno schermo così grande, così bello, in questo teatro, è per me una grande emozione, ho avuto la sensazione di essere al posto giusto nel momento giusto, film così andrebbero visti sempre nei teatri”, ha subito detto Baricco, “
Questo film insegna molte cose e suscita molte domande. Siamo nella seconda metà del 1700 a Vienna, che in quel momento era “la Hollywood della musica”, ovvero un'industria del divertimento, dell’intrattenimento, né più né meno”.
In un mondo elitario in cui giardinieri, cuochi, artigiani e artisti tra i più vari venivano ricompensati dal sovrano o dai più ricchi per soddisfare i propri desideri, la musica era senz’altro tra le forme di arte più diffusa e “consumata”: “
Era un mondo molto figlio della moda, quello che piaceva poteva piacere per un anno, poi già dava noia. Veniva “bruciata” musica in continuazione e tutti quelli che scrivevano, scrivevano in velocità, sotto stress, e come veniva. Copiavano moltissimo, replicavano: un pezzo di qui lo prendevano e lo mettevano di là. Non avevano tempo ed erano molto aiutati dai copisti. Questo, però, non sminuisce la musica che facevano ma serve a spiegarla. Siamo lontani anni luce dall'artista romantico che esprime se stesso, un’idea bella ma se applicata a quel periodo ingenua.”
In questo contesto, qualcosa a un certo punto cambiò: l’aristocrazia cedette il posto alla borghesia, e questa trasformazione determinò uno spostamento di ricchezza e committenza. E qui entra in gioco Mozart.“
All’interno del sistema produttivo di divertimento per gli aristocratici dominato da musicisti italiani per più di un secolo, Mozart era una specie di Tarantino, ovvero uno che, pur facendo parte di quel sistema, aveva - soprattutto nel teatro d'opera - un'idea di intensità e di spettacolarità che la gente del tempo non possedeva e, pur rimanendone affascinata, trovata esagerata: troppe note, troppi personaggi...”
“
Mozart” prosegue Baricco - “
aveva dentro la sua testa e nel suo cuore una fame, un'ambizione di emozione, di intensità, non in linea col gusto dell’epoca. Era qualcosa di inatteso, non richiesto, bizzarro. Non era più bravo di Salieri, semplicemente aveva un'idea di intensità che poi sarebbe stata quella che avrebbe avuto il pubblico che stava arrivando, cioè il pubblico borghese. Gli aristocratici avevano la loro idea di equilibrio e di armonia, un loro gusto, una loro sensibilità. Ma i borghesi ne portavano un'altra”.
Sulla Messa di requiem in Re minore K 626, ultima composizione di Mozart, rimasta incompiuta per la morte dell’autore avvenuta il 5 dicembre 1791, Baricco ha un aneddoto: “
È andata veramente come mostrato nel film? No. Salieri non c'entra niente. Né ha ammazzato Mozart né si è messo lì a scrivere. Fine. Nell’ultimo periodo della sua vita Mozart fu contattato da un signore piuttosto misterioso che gli commissionò una messa da morto, a patto che lui non dicesse di averla scritta. Questo nobile si dilettava di musica e gli era venuta la brillante idea di appropriarsi dell’opera di Mozart spacciandola per sua. Prima di consegnare il lavoro, però, Mozart morì. La moglie, piuttosto simile al personaggio del film, era molto furba, molto sveglia e molto legata al denaro. Fece finire l’opera dall’assistente di Mozart, Franz Xaver Süßmayr (con ogni probabilità un amante di lei), e con un’abile operazione di storytelling distribuì l’opera che raggiunse un certo successo commerciale giungendo fino a noi carica di enigmi.”
E riguardo a uno dei dubbi più dibattuti: “
Mi chiedono sempre se Salieri è esistito veramente: sì. Era un grande della sua epoca nel senso che era uno di quei musicisti che facevano ciò che andava fatto, come Clint Eastwood. Quando Cimarosa scrisse e mise in scena Il matrimonio segreto, deliziosa ma incompatibile per la nostra sensibilità alle Nozze di Figaro, tutti chiesero il bis, tanto gli era piaciuta. Cimarosa era in bolla perfetta, Mozart era “troppo”.
Infine, Baricco si pone un interrogativo senza risposta: se chi accedeva alla musica del tempo era una élite ristrettissima, come facevano alcune arie ad arrivare alla gente del popolo? “
Qualcosa passava. “Non più andrai, farfallone amoroso” era una melodia che conoscevano tutti a Vienna. Come? È veramente un mistero. Ma questo film, in qualche modo, dice che la gente conosceva questa musica e si divertiva. Sapeva la storia del Don Giovanni. Sicuramente Mozart era il tipo cui sarebbe piaciuto vedere qualcuno con l'organetto per strada che, in mezzo al fango, cantava “Non più andrai, farfallone amoroso”. Avrebbe riso e gli si sarebbe scaldato il cuore. Come gli si sarebbe scaldato il cuore sapere che stamattina, alle 9:30, ci siamo messi in questo teatro a fare cinema in questo modo strano che molto mi ha emozionato.”
22/03/2026, 21:19