BIF&ST 17 - Intervista alla madrina Irene Maiorino
Madrina della 17esima edizione del Bif&st di Bari l’attrice
Irene Maiorino continua a calarsi in ruoli di donne che sembrano tutte seguire un fil rouge, quello della forza: dall’incarnazione mimetica dell’indimenticabile Lila de “L’amica geniale”, serie di successo tratta dai romanzi di Elena Ferrante, al Premio Nobel per la Letteratura Grazia Deledda nel film di Peter Marcias “Quasi Grazia”, a maggio in sala, fino alla testimone chiave nel processo farsa a Enzo Tortora nella serie di Marco Bellocchio “Portobello”. Per Maiorino “ogni scelta è politica”, seguendo l’esempio di uno dei suoi miti, Gian Maria Volonté, scegliendo di lavorare “a pelle scoperta” sui suoi personaggi. L’abbiamo intervistata.
Com’è stata l’esperienza da madrina al Bif&st di Bari?
“Per me è stata la prima volta assoluta come madrina: non l’avevo mai fatto, nemmeno in festival più piccoli. In passato avevo rifiutato proposte perché erano solo di presenza. Qui invece mi sono fidata subito di Oscar Iarussi, il direttore artistico: già dalle prime telefonate ho percepito grande professionalità e umanità. Mi ha coinvolta, ascoltata, e anche se abbiamo avuto poco tempo per prepararci, siamo andati molto a braccio, trovandoci in sintonia. Per me il lavoro è fatto di incontri, e questo è stato uno di quelli importanti. Inoltre condivido molto la visione di questo festival: un evento che parte dal Sud ma ha uno sguardo internazionale. Ho parlato proprio di questo sul palco, dell’internazionalità del Mediterraneo, della sua storia di accoglienza, coesistenza e anche resistenza. In un momento storico come questo, non si può prescindere dall’attualità: mi ha colpito la presenza di film su Palestina e Iran. È una scelta necessaria”.
Si parla spesso del cinema come strumento politico. A Berlino, ad esempio, Wim Wenders rispondendo a una domanda sul sostegno del governo tedesco a Israele, ha detto che chi fa cinema dovrebbe “rimanere fuori dalla politica”. Tu invece senti l’urgenza di affrontare questi temi?
“Sì, assolutamente. Il cinema è politico, ma per me tutto è politico: ogni scelta che facciamo lo è. Io lo faccio attraverso i personaggi che scelgo, il mio modello è Gian Maria Volonté. Oggi viviamo un momento storico molto complesso: guerre, genocidi, è impossibile restare indifferenti. Questo cambia anche la scala dei valori: mentre succede tutto questo, pensare solo alla carriera diventa relativo. Personalmente, cerco di usare ogni palco con rispetto, senza imporre, ma portando un messaggio. Al Bif&st ho fatto un discorso semplice, sull’importanza dell’accoglienza e del rispetto delle diversità. Oggi il problema non sono solo le guerre, ma anche l’odio diffuso, alimentato anche a livello politico e sociale”.
Parlando del tuo percorso: negli ultimi anni sei arrivata al grande pubblico con personaggi forti, come Lila de “L’amica geniale”. Come vedi la tua carriera oggi?
"Sta andando bene, ma più che la quantità mi interessa la continuità. Nei personaggi che interpreto c’è un filo conduttore: sono donne forti, universali, molto “verticali”. Penso a Lila de “L’amica geniale”, che è quasi un archetipo, oppure a figure reali come Grazia Deledda o Nadia Marzano in “Portobello” di Marco Bellocchio. Sono tutte donne coraggiose, dalle quali ho imparato molto. Lila però è qualcosa di speciale: è stata una vera storia d’amore. Ho lavorato su di lei per anni, in segreto, tra provini e ricerca. È stato un processo lungo e molto intimo. Faccio ancora fatica a staccarmene, più come persona che come attrice, e ho difficoltà anche a parlarne perché mi sento di tradirla. Io lavoro sui ruoli “a pelle scoperta”, i personaggi lasciano tracce. Questo poi porta a riflessioni profonde, soprattutto col tempo. È un’esperienza che ti fa crescere molto”.
Presto ti vedremo nei panni della scrittrice Grazia Deledda in “Quasi Grazia”, una figura importantissima, ma poco raccontata.
“Pochissimo, ed è scandaloso. Non è nemmeno nelle antologie scolastiche. La sua storia è rivoluzionaria: non è solo ribellione, è difesa del proprio talento. Decide di andare via dalla Sardegna perché crede nella scrittura, e questo nei primi del ’900 era un gesto fortissimo per una donna. Anche il rapporto con il marito è interessante: lui lascia il lavoro per sostenerla, ribaltando i ruoli. A me affascina anche la sua malinconia: ha lasciato la sua terra giovanissima, ma ha continuato a raccontarla per tutta la vita. Questo dimostra che la terra d’origine è una postura dell’anima. Secondo me è necessario allontanarsi dalle proprie radici, aiuta a conoscere il mondo, ma anche a guardare le proprie origini con maggiore consapevolezza. Io mi sono riconosciuta di più proprio prendendo le distanze”.
Sarai anche nella serie Netflix “Minerva – La scuola”…
“È ispirata a una scuola d’eccellenza militare realmente esistente, la storia segue un gruppo di ragazzi, io interpreto la vicecomandante, accanto al comandante (Massimiliano Gallo) e a una professoressa, una civile interpretata da Cristiana Capotondi. Abbiamo lavorato molto sui personaggi per mostrare diverse visioni dell’educazione in un contesto militare. Io ho cercato di umanizzare il mio ruolo, facendo emergere anche le contraddizioni di una donna in divisa oggi, tra disciplina e sensibilità. Mi interessava uscire dallo stereotipo del militare “duro e puro”".
Ti piacerebbe in futuro passare alla regia o alla scrittura?
“Sì, è qualcosa che sento vicino, anche se non ci ho mai lavorato concretamente. In teatro ho già fatto piccole regie e scritto con una compagnia. Ho seguito per un anno al Teatro Valle un laboratorio di scrittura di drammaturgia teatrale diretto da Antonio Latella, e lui mi disse che ho una “scrittura da regista”, cioè una visione d’insieme. Mi interessa molto anche l’aspetto estetico: amo la fotografia. Ammiro molto attrici-registe come Jasmine Trinca e Valeria Golino, “Miele”, il primo film che ha diretto, ad esempio, mi è piaciuto tantissimo”.
E da spettatrice? Hai visto qualcosa di recente che ti ha colpito?
“Il cinema è una grande passione. Vado spesso da sola, in orari tranquilli, per vivere davvero la sala. Di recente ho visto “Sentimental Value”: mi ha lasciata senza parole. È un film stratificato, ricco di temi, ma allo stesso tempo molto chiaro. Un’esperienza sublime. È uno di quei film che avrei voluto interpretare”.
Hai altri progetti in corso?
“Sarò in un’importante produzione internazionale, ma ancora non ne posso parlare”.
26/03/2026, 15:30
Caterina Sabato