LOVITA - Un dramma collettivo
Attore, regista, personaggio poliedrico,
Vito Vinci dopo i suoi lungometraggi “Sandra Kristoff” e “Le Cose in Te Nascoste” e dopo aver partecipato come attore nei film “Lacci”, di Daniele Luchetti e “Double Soul” di Valerio Esposito, arriva alla sua terza regia di firmando il film “
Lovita”.
Siamo nel cuore di Roma ai giorni nostri. Nel film ci appaiono una serie di personaggi che propongono prospettive e percorsi narrativi molto diversi tra loro: un maturo uomo cieco, Edmondo, che vaga per la città sconsolato, in cerca di luoghi che non riconosce più, non soltanto a causa della sua menomazione, ma in quanto degradati e irriconoscibili rispetto al passato, alternando le sue uscite con momenti in casa, mentre compie atti onanistici davanti al computer; la giovane Lovita (nipote del non vedente, personaggio che dà il nome al film), che attende di essere chiamata come insegnante, anche lei testimone del decadimento dei suoi luoghi d’infanzia, nei quali è tornata a vivere dopo la morte della madre a causa di difficoltà economiche; il giovane Lucio, amico di Lovita, che allestisce un improbabile spettacolo teatrale in centro sociale a rischio di chiusura.
Quando un giorno Lovita scopre il tentativo di suicidio da parte dello zio cieco, per reazione decide di creare un sito anti-porno, mettendosi in gioco in prima persona. Un passo falso che le procurerà le attenzioni da parte di uno stalker, e che provocherà una serie di accadimenti che cambieranno le vite dei protagonisti. Il focus del film si sposta quindi continuamente tra il dramma del personaggio non vedente; il tessuto urbano (anche questo protagonista del film) ormai in declino; l’iniziale drammatica scena della mamma di Lovita che muore (una sequenza strappalacrime che apre il film, ma non necessaria ai fini narrativi); le aspettative della giovane protagonista; il desiderio di riscatto del gruppo teatrale squinternato; il porno e l’anti-porno. Il tutto condito da citazioni filosofiche, poetiche, rimandi metaforici che sono decontestualizzati e poco attinenti alla narrazione. Il tutto quindi appare sinceramente troppo frammentario e dispersivo. Sicuramente lo sperimentalismo porta con sé dei rischi e il film di Vinci ne paga duramente le conseguenze, in termini di capacità narrativa e della qualità generale della sua opera.
21/04/2026, 09:51
Elisabetta Vagaggini