Note di regia di "Avevo due paure"
“Avevo due paure” è un viaggio spazio-temporale di persone e luoghi della resistenza. Le testimonianze emergono come in una scatola nera della memoria: storie drammatiche, malinconiche, emozionanti, tutte accomunate dalla stessa immensa voglia di libertà. I dettagli strettissimi su volti, occhi, bocche restituiscono i segni di un tempo che non ha spento il desiderio di trasmettere i valori per cui, giovanissimi, hanno rischiato la vita.
La luce nei loro occhi è un segno di speranza per le nuove generazioni, un invito a difendere democrazia e libertà. I paesaggi di oggi sono lo spazio esistenziale di ieri: la montagna come casa e teatro di queste piccole grandi storie. Ruderi, sentieri, bunker, diventano frammenti visivi di una memoria che resiste.
Il progetto nasce dall’esigenza di preservare e trasmettere la memoria storica della Resistenza Partigiana, in un momento in cui la scomparsa progressiva dei testimoni diretti rende sempre più fragile il legame tra passato e presente.
Negli ultimi anni si è assistito a un progressivo affievolirsi della consapevolezza storica, soprattutto tra le giovani generazioni. La distanza temporale dagli eventi della Seconda guerra mondiale e della lotta di Liberazione rende necessario individuare nuovi linguaggi capaci di rendere la memoria accessibile, coinvolgente ed emotivamente significativa, attraverso una riflessione collettiva che possa permettere ai cittadini — e in particolare ai giovani — di tornare a interrogarsi sul concetto di libertà e condivisione. Proprio per questo abbiamo deciso di creare un racconto visivo che intrecci memoria materiale, paesaggi della Resistenza e testimonianze dirette degli ultimi partigiani, staffette e sopravvissuti alle stragi, dando vita a un percorso intimo, profondo e autentico.
Il titolo è ispirato da una poesia di Giuseppe Colzani (1927-2017), Partigiano di Milano.
Avevo due paure
La prima era quella di uccidere
La seconda era quella di morire
Avevo diciassette anni
Poi venne la notte del silenzio
In quel buio si scambiarono le vite
Incollati alle barricate alcuni di noi morivano d’attesa
Incollati alle barricate alcuni di noi vivevano d’attesa
Poi spuntò l’alba
Ed era il 25 Aprile