IGOR – L’EROE ROMANTICO DEL CALCIO - Una
storia di goal, cuore e passioni
Il documentario sulla vita e la carriera di
Igor Protti è stato presentato in anteprima al BIF&ST (Bari International Film&Tv Festival), distribuito da Piano B distribuzioni e diretto da
Luca Dal Canto. Al cinema, in alcune sale selezionate, a partire dal 30 marzo.
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IGOR - L’Eroe Romantico del Calcio” è una biografia controcorrente, che ripercorre la storia del calcio dagli anni ‘80 ai primi anni del 2000, e sceglie una strada precisa: rinunciare all’epica per inseguire l’umanità. Protti non viene mai elevato a icona, non è l’eroe greco della forza e dell’invincibilità, ma è più vicino all’eroe romantico - come racconta anche il titolo - un uomo coerente, che ama “troppo” e sente il peso della responsabilità.
L’ex calciatore non viene mai elevato a idolo e non c’è una narrazione mitica, bensì molto umana e viscerale. Dal suo esordio al calcio nel 1984 con il Rimini, a poco più di 16 anni - avvenuto quasi per caso - fino ai suoi più grandi successi. Tra cui quello di essere l’unico giocatore in Italia ad aver vinto quattro volte la classifica capocannonieri in tutte e tre le categorie professionistiche: Serie A, Serie B e Serie C. Dopo le prime esperienze tra Livorno, Messina e Bari, e i passaggi in piazze importanti come Lazio e Napoli, Protti si afferma come un attaccante prolifico, ma è nel ritorno a Livorno, nell’estate del 1999, che la sua storia trova il suo centro emotivo. Una promessa fatta anni prima - tornare e riportare la squadra in alto - diventa il centro della sua carriera. Insieme a Cristiano Lucarelli, guiderà il club fino alla Serie A, riportandolo nella massima categoria dopo oltre cinquant’anni.
L’anno dopo, dirà l’addio al calcio con grande tristezza di tutti i tifosi che lo hanno sempre amato. Lasciando in loro, però, la sensazione del compimento di una storia e la gioia di una promessa mantenuta.
Il ritratto che emerge è quello di un atleta e un uomo umile e sincero, mosso dalla passione e dai sentimenti, più che dagli interessi. Uno sportivo, un eroe romantico e anche un po’ “sfortunato”, che rappresenta la forza e il desiderio di rivalsa delle periferie e delle province.
Inoltre, il docufilm riporta alla memoria una dimensione del calcio genuino, quel momento della settimana che avvicinava le famiglie con semplicità ed emozione, che sembra essere oggi scomparsa. Emerge un’idea di calcio ormai rara, fatta di relazione diretta con i tifosi e di fedeltà a principi personali, anche quando comportano rinunce.
Igor rappresenta quella dimensione originaria del calcio, e proprio in questo risiede la sua forza. La sua carriera viene raccontata come una geografia emotiva, più che come una sequenza di successi. Le città diventano luoghi dell’anima, tappe di un’identità costruita attraverso un profondo senso di appartenenza per ogni maglia che ha indossato. Infatti, del documentario lo vediamo percorre i vicoli di Livorno, Napoli e Bari, dove viene accolto e acclamato.
Ne nasce un racconto asciutto, intimo, quasi pudico, lontano dall’autocelebrazione e che restituisce, invece, la complessità di un percorso umano prima ancora che sportivo. Dal dolore per la morte del padre alla gioia della nascita del suo primo figlio e poi della secondogenita. I quali intervengono nel docufilm, assieme a grandi nomi del mondo del calcio, tra cui: Giorgio Chiellini, Cristiano Lucarelli, Walter Mazzarri e numerosi giornalisti e dirigenti sportivi.
Il documentario trova il proprio centro nei dettagli: uno sguardo, una pausa, una frase lasciata sospesa. Tutti elementi propri di un profondo realismo.
L’alternanza tra registro emotivo e ricostruzione biografica, molto attenta ai passaggi cronologici, crea un equilibrio non sempre uniforme, ma coerente con l’intento di tenere insieme memoria personale e il racconto della dimensione calcistica di quegli anni.
Al contempo, la regia accompagna senza invadere. Le immagini d’archivio non sono mai ostentate, ma affiorano come frammenti di memoria e lasciano il giusto spazio al tempo del ricordo.
In un panorama spesso dominato da narrazioni gridate, l’opera su Protti si distingue per la capacità di parlare sottovoce e di imprimere nella storia la memoria di un grande atleta.
31/03/2026, 13:14
Marta Bello