Note di regia di "Madonna di Plastica"
Il progetto affronta un tema particolarmente drammatico e, purtroppo, ancora molto attuale: le condotte persecutorie e la violenza di genere contro le donne. Il cortometraggio si distingue per un approccio narrativo originale, alternando momenti di forte drammaticità a situazioni grottesche, scegliendo consapevolmente di mettere in secondo piano la figura della donna – vittima.
Questa scelta nasce dalla volontà di superare lo slogan ormai diffuso di “No alla violenza sulle donne!” per avanzare un messaggio più propositivo: “Sì agli uomini che si curano!”. L’intento è infatti quello di indicare chiaramente chi deve assumersi la responsabilità di interrompere la spirale della possessività e dell’oggettificazione del partner.
Ho cercato, anche se in soli 14 minuti, di far sentire quanto pensa di aver ragione lui, l’uomo, ma quanto tutto questo suo sentirsi “nel giusto”, mai colpevole, distrugge la famiglia, ciò che dice di amare alla follia. A conclusione, viene citata una frase scientifica che evidenzia le conseguenze drammatiche della violenza vissuta all’interno del nucleo familiare, soprattutto per i bambini che ne sono testimoni e vittime indirette.
L’opera enfatizza il vortice oscuro della disperazione e della confusione in cui vivono i familiari della donna: il loro desiderio di aiutare e di porre fine alla sofferenza e all’ansia, ma la loro incapacità nel trovare la strada giusta per farlo.
Originariamente concepito come un racconto diviso in tre parti distinte, “Madonna di plastica” è stato rielaborato in una struttura più sfumata, che rappresenta tre giornate diverse segnate dall’escalation della crisi familiare e da un possibile ripensamento dell’uomo. Parallelamente, queste parti possono essere interpretate anche come momenti non lineari di una stessa giornata, accentuando così il senso di confusione e disorientamento.
Elina Eichmane