VESPUCCI, IL VIAGGIO PIU' LUNGO - Un’impresa
che racconta l’Italia nel mondo
Non solo una missione, ma “
una visione e il progetto di un Paese”. È con queste parole che l’ammiraglio
Giuseppe Berutti Bergotto, capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ha aperto la conferenza stampa di presentazione di “
Vespucci - Il viaggio più Lungo”, la docufiction in due puntate in onda il 17 e 24 aprile 2026 in prima serata su Rai 3. Un racconto strabiliante che unisce epica, formazione e umanità.
Prodotta da Palomar e Media One Company in collaborazione con Rai Fiction, la serie racconta il viaggio globale della nave scuola Amerigo Vespucci, rientrata in Italia il 1° marzo 2025 dopo 609 giorni di navigazione, oltre 46.000 miglia percorse, 53 porti toccati in 32 Paesi e 5 continenti.
Numeri impressionanti che però, come ha sottolineato Bergotto, non bastano a raccontare la portata dell’impresa: “
Questa non è una storia fatta di numeri, è la storia di ciò che rappresentiamo noi Italia nel mondo. Il Vespucci è stato ambasciatore della nostra cultura, della nostra industria e della nostra capacità di innovare rispettando la tradizione”.
Il viaggio non è stato solo un’impresa militare, ma un vero esempio per il Paese, reso possibile da “
donne e uomini che hanno scelto il mare, accettando distanza, fatica e sacrificio”. Ed è proprio da qui che nasce l’esigenza del racconto: “
Questo viaggio non poteva restare solo un’esperienza vissuta, doveva diventare una storia condivisa”.
La docufiction si inserisce così come un ponte tra mare e terra, tra chi ha vissuto quell’esperienza e chi la scopre oggi, mostrando non solo l’eccellenza e la disciplina, ma anche attesa, solitudine, nostalgia e umanità. È stato fatto notare, durante la conferenza stampa, quanto sia stato difficile stare lontani dalle proprie famiglie e dai propri cari per un periodo così lungo.
L’approccio umano è condiviso anche da
Luca Andreoli, che ha detto: “
Si sale a bordo insieme all’equipaggio e si vivono esperienze che fino a oggi sono state patrimonio solo dei nostri marinai. È un racconto autentico, che mostra cosa significa davvero vivere il mare”. L’idea della docuserie nasce fin dall’inizio insieme al progetto del tour mondiale e di “Villaggio Italia”, proprio per trasformare un’impresa destinata a entrare nella storia in una memoria condivisa e accessibile a tutti.
Al centro del racconto non c’è solo l’epica del viaggio, ma soprattutto la dimensione umana e formativa. La direttrice di Rai Fiction,
Maria Pia Ammirati, ha sottolineato come la sfida sia stata quella di costruire “un racconto popolare capace di arrivare a tutti”, tenendo insieme più livelli: “
È un racconto militare, ma anche una storia di relazioni, di amicizia, di amore e di superamento delle difficoltà. La formazione è uno degli elementi centrali: ragazzi e ragazze che entrano e, attraverso il viaggio, crescono”. Una trasformazione che
Carlo Degli Esposti, amministratore delegato di Palomar, ha sintetizzato con efficacia: “
Salgono ragazzi e scendono marinai. Un conto è dirlo, un conto è vederlo ogni giorno”.
La docufiction, infatti, restituisce uno sguardo interno, mettendo al centro le persone più che l’istituzione. Per il contrammiraglio
Jacopo Rollo, si tratta di un cambio di prospettiva significativo: “
Non è la Marina raccontata dall’equipaggio, ma le persone della Marina che si raccontano. Il centro è il personale. Un racconto che evidenzia anche la dimensione quotidiana e concreta della vita a bordo, fatta di convivenza estrema - “450 persone su una nave significano 45 centimetri di privacy a testa” - e della necessità di adattarsi, collaborare, comprendere l’altro. È in questo spazio ristretto che si costruiscono competenze tecniche ma soprattutto umane, in un percorso che porta “dagli allievi ai marinai, fino a persone mature e complete”.
Tra i momenti più simbolici del viaggio, resta il passaggio di Capo Horn, raccontato dal contrammiraglio
Giuseppe Lai come una delle esperienze più intense: “
L’entusiasmo dell’equipaggio era incontenibile”. Un traguardo affrontato con cautela e rispetto: “
Non parlavamo di Capo Horn, ma di un passaggio a sud del continente, per scaramanzia e professionalità. È un luogo dove al mare si dà del lei”. Un’impresa tanto più significativa considerando la natura della nave, un veliero di quasi un secolo, capace di affrontare uno dei tratti marittimi più difficili del pianeta.
Ma il viaggio del Vespucci è stato anche un’esperienza di incontro e dialogo tra culture. In ogni porto, la nave ha rappresentato non solo la Marina, ma l’intero Paese, contribuendo a diffondere un’immagine dell’Italia fatta di cultura, tradizione e valori. “Ci percepiscono come un popolo capace di parlare con tutti”, ha sottolineato Lai, evidenziando il ruolo della nave come ambasciatrice di italianità e, in un certo senso, anche di pace.
A rendere ancora più potente il racconto sono le testimonianze degli allievi e allieve ufficiali, che restituiscono la dimensione emotiva dell’esperienza.
Alice Pezzotta ricorda la partenza da Los Angeles come il momento più intenso: “
Ho capito la grandezza di quello che stavo facendo e mi sono messa a piangere”. Per
Mario Carbone, invece, ogni istante è stato significativo, ma il passaggio dell’antimeridiano ha segnato un punto di svolta: “
Da quel momento la prua era rivolta verso casa”.
Dopo una copertura mediatica imponente da parte della Rai con oltre mille minuti di trasmissioni tra telegiornali, programmi e speciali - la docufiction rappresenta il completamento di questo racconto: non più solo l’impresa vista dall’esterno, ma la vita a bordo, con le sue difficoltà, le sue relazioni e la sua umanità. E mentre il pubblico si prepara a salire virtualmente sul Vespucci, il viaggio continua anche nella realtà: la nave è pronta a ripartire per una nuova campagna, questa volta verso la costa est degli Stati Uniti. Perché, come ha ricordato l’ammiraglio
Berutti Bergotto in chiusura, sono “
coraggio, passione, senso del dovere e capacità di lavorare insieme” i valori che hanno reso possibile l’impresa, e che continuano a guidare ogni giorno la Marina Militare.
11/04/2026, 10:00
Marta Bello