STORIE DI DONNE, UOMINI E COMUNITA' - L'economia della cura
Storie di Donne, Uomini e Comunità si inserisce nel solco del cinema d’osservazione che prova a leggere le trasformazioni del tessuto sociale italiano attraverso le voci di chi lo abita.
Prodotto dalle cooperative Il Gigante e TCC Teatro, con il supporto di Legacoop e Coopfond, il documentario si costruisce come un racconto corale che interroga il modello della cooperazione di comunità nel contesto della crisi del welfare statale.
Un diario su cinque regioni –
Toscana, Liguria, Campania, Puglia ed Emilia-Romagna – teso a inseguire un’idea di “economia della cura” che trova nel collettivo, più che nel singolo, il suo centro narrativo. Le esperienze raccontate mettono in scena pratiche di mutualismo come risposte concrete a condizioni di marginalità, trasformando la cooperazione in uno strumento operativo prima ancora che ideale.
Emergono così realtà come Succiso, borgo dell’Appennino tosco-emiliano sottratto allo spopolamento grazie all’azione della Cooperativa Valle dei Cavalieri, o Ligonchio, dove la comunità ha individuato nella difesa della scuola un nodo decisivo per la propria sopravvivenza. A Monticchiello, l’esperienza del Teatro Povero – definito da Giorgio Strehler come un rito collettivo in cui gli abitanti mettono in scena la loro storia – restituisce una forma di autorappresentazione che attraversa epoche e generazioni.
Accanto a queste, il film include esperienze di accoglienza e integrazione come quelle di Petruro Irpino, Pietrelcina e Melpignano, fino al caso di Piazza Luzzati a Genova, dove un progetto cooperativo ha progressivamente trasformato un’area segnata dal degrado in uno spazio di sperimentazione sociale fondato su pratiche educative non gerarchiche e su una dialettica interna che privilegia il conflitto come elemento costruttivo.
Sul piano formale, la regia alterna momenti di forte aderenza ai contesti osservati con altri in cui il tempo dell’immagine tende a dilatarsi senza produrre un reale approfondimento. Il dispositivo scelto è quello dell’accumulo di testimonianze: una strategia che, se da un lato restituisce la varietà delle esperienze, dall’altro rischia di appiattirne le specificità, producendo un progressivo effetto catalogo.
La ricchezza dei materiali raccolti finisce così per evidenziare una certa frammentazione interna. Il desiderio di includere un numero ampio di realtà, estendendosi anche a contesti come Fiumaretta o alcune aree del brindisino, limita la possibilità di sviluppare un’indagine più verticale sui singoli casi. Una selezione più rigorosa, capace di ridurre il campo per approfondirlo, avrebbe probabilmente permesso di far emergere con maggiore chiarezza le complessità, tanto umane quanto burocratiche, che attraversano questi progetti.
Nonostante questi limiti, il film riesce comunque a delineare con chiarezza come la cooperazione non si esaurisca in un modello economico, ma si configuri come una pratica situata, capace di incidere concretamente sui territori. Più che proporre un paradigma ideale,
Storie di Donne, Uomini e Comunità restituisce una costellazione di tentativi, parziali e spesso fragili, che proprio nella loro dimensione incompiuta trova una vivida forma di aderenza al reale.
11/04/2026, 11:00
Olivia Fanfani