PIERO DE BERNARDI - Un tuffo nella memoria:
Prato celebra lo sceneggiatore
A cento anni dalla nascita,
Piero De Bernardi torna simbolicamente nella sua città natale. L’11 aprile 2026, alla Biblioteca Lazzerini di Prato, è stata inaugurata la mostra documentaria e fotografica a lui dedicata, accompagnata dalla presentazione del libro di Federico Berti “
Piero De Bernardi. L’Affascinante Avventura di un Talento, di un Grande Scrittore di Cinema”, in dialogo con il critico cinematografico Andrea Bigalli.
L’evento è stato un successo: la popolazione pratese è accorsa numerosa, in segno di grande coinvolgimento e del legame ancora forte tra la città e uno dei suoi più importanti protagonisti culturali.
La mostra, nella galleria espositiva della biblioteca, si presenta ricca e articolata: DVD - anche rari - dei film firmati da De Bernardi, articoli di giornale, fotografie, uno schermo che riproduce una sua lunga video-intervista e le riproduzioni dei cartelloni originali dei film, di quelli ancora dipinti a mano. Presenti numerose di queste locandine, tra cui: "
Mare Matto", "
Per Grazia Ricevuta", "
Alfredo Alfredo" e "
Lo Chiameremo Andrea". Un percorso che racconta non solo una carriera, ma un’intera stagione del cinema italiano. Durante una breve visita guidata,
Federico Berti ha sottolineato come “
in Italia c’è sempre stata una scarsa cultura della conservazione, e infatti molti film sono andati perduti”, ponendo all’attenzione il valore di un lavoro di recupero come quello proposto dalla Lazzerini, dove sono presenti molti film di De Bernardi che si possono prendere in prestito.
La presentazione del libro, anch’essa molto partecipata, si è trasformata in un racconto vivo e appassionato, fatto di aneddoti, memoria personale e riflessioni sul cinema italiano.
Il libro nasce proprio con l’intento di restituire memoria e voce a De Bernardi: è infatti la trascrizione di una lunga intervista “fiume”, durata un’ora e mezza, realizzata da Berti nel 2004 nell’attico romano dello sceneggiatore, un luogo carico di storia dove sono nati molti dei suoi film. “
Lì scrivevano tutti i più grandi sceneggiatori”, ha raccontato
Federico Berti, ricordando quell’appartamento come uno spazio quasi “sacro” della scrittura cinematografica.
Berti ha ripercorso le origini del suo amico De Bernardi, nato il 12 aprile 1926 nel palazzo Banci Buonamici, nel cuore di Prato, fino alla gavetta romana e al decisivo incontro con Leo Benvenuti, con cui “
scriveranno praticamente duecento film”, segnando la storia della commedia all’italiana e collaborando con registi come Mario Monicelli, Sergio Leone e Carlo Verdone.
Dalle parole di Berti è emerso il ritratto di un uomo riservato, umile, sempre lontano dai riflettori, ma capace di lasciare un segno indelebile: “
Era una persona di una modestia rara. Non aveva mai la percezione della grandezza di quello che aveva scritto”.
Eppure, De Bernardi è autore di alcune delle battute più celebri del cinema italiano. Con sorprendente leggerezza, raccontava: “
Molte frasi non so nemmeno se le ho scritte io. Nei film si lavora in tanti, e le idee si mescolano”.
Un distacco che, secondo Berti, era forse il segreto della sua grandezza. Ci sono state anche molte riflessioni sul mondo del cinema, come il ruolo e il lavoro degli sceneggiatori, basato su un confronto continuo: “
Gli sceneggiatori hanno bisogno di discutere, di confrontarsi, perché nessuno ha la certezza che la propria idea sia quella giusta”, una pratica che oggi appare sempre più rara.
Tra gli aneddoti più significativi, quello sulla celebre scena degli schiaffi ai passeggeri del treno in "
Amici Miei", nata da un semplice trafiletto di giornale - “
pensionati schiaffeggiano i passeggeri” - ritagliato e conservato “
perché prima o poi sarebbe servito”: da un dettaglio minimo, una delle sequenze più iconiche del cinema italiano. Non sono mancati momenti di riflessione sul cambiamento del cinema e sulla fine di una stagione, con la consapevolezza che “
il cinema cambia perché cambiano gli spettatori”, tra l’avvento della televisione e nuove dinamiche produttive.
Risulta molto interessante il libro poiché frutto di un rapporto amicale e di confidenza tra De Bernardi e Berti. Lo sceneggiatore pare abbia rilasciato pochissime interviste nella sua vita, e quella trascritta e rielaborata da Berti nel libro sembra essere quella in cui si è aperto di più. Berti, comunque, non ha nascosto il suo sconforto: “
In questo anno in cui ho lavorato al libro, ho pensato che mi pento di non aver avuto il tempo di chiedergli tante altre cose. Avrei ancora così tante domande da fargli…”.
Berti ha raccontato anche di quando a De Bernardi e Benvenuti venne mossa l’accusa di misoginia per molti dei loro film, e di come i due cercarono di redimersi con la pellicola "
Speriamo che sia Femmina", che Berti definisce un capolavoro.
L’evento si è poi concluso in un clima caloroso e partecipato, confermando quanto la figura di
Piero De Bernardi resti viva nella memoria collettiva. La mostra, il libro e le proiezioni in programma compongono un percorso diffuso che riporta al centro il valore della scrittura cinematografica e il contributo, spesso invisibile, di chi ha dato forma ad alcuni dei film più memorabili del cinema italiano.
Questo è stato il primo appuntamento del percorso più ampio tra De Bernardi e la città di Prato, che proseguirà anche con una rassegna di proiezioni al Cinema Terminale (tutti a ingresso gratuito), riportando sul grande schermo alcuni dei suoi capolavori:
Lunedì 13 aprile ore 21 - "
Il Marchese del Grillo"
Lunedì 20 aprile ore 15.30 - "
C’era una Volta in America"
Lunedì 27 aprile ore 21 - "
La Stanza del Vescovo".
12/04/2026, 15:05
Marta Bello