LA VERITA' MIGLIORE - Un dolore che riapre antiche ferite
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La verità è una sola. Ma quante volte abbiamo il coraggio di affrontarla. La verità ci sfiora. E basta allungare una mano e afferrarla per guardarla in faccia. Ma poi scappiamo perché abbiamo paura che possa ferirci a morte”. E’uno dei momenti più toccanti del documentario “
La Verità Migliore” di Lorenza Indovina, ottima attrice che avrebbe meritato molto di più, almeno in cinema. Ma il cognome Indovina riporta ad un’altra figura che ha attraversato seppur per un breve periodo, il cinema italiano; suo padre Franco, prima aiuto regista di grandi nomi come Michelangelo Antonioni e Francesco Rosi, poi regista di film come l’episodio di “
I tre volti”, “
lo scatenato”, “
Tre nel mille”. Ed infine, protagonista suo malgrado, di giornali di gossip per la storia d’amore vissuta con la bellissima Soraya (seconda moglie dello Scià di Persia).
Ma qual è la verità di cui va in cerca sua figlia Lorenza ? Quella che da più di mezzo secolo vanno in cerca anche tutti i parenti delle vittime di un disastro aereo che avvenne il 5 maggio del 1972. Un Dc 8 dell’Alitalia in volo da Roma a Palermo si schianterà misteriosamente sulle montagne vicino a Punta Raisi causando la morte di 115 persone fra cui appunto il regista
Franco Indovina. Errore umano o attentato ? E’ quello che si chiedono da sempre alcuni parenti che con le loro testimonianze danno vita ad un ventaglio di ipotesi, con l’avvallo di esperti del settore.
Il bel documentario di
Lorenza Indovina ci trascina nel dolore di tanti e nel suo dolore che riapre antiche ferite. Impossibile non farsi coinvolgere da queste lontane sofferenze che hanno segnato la vita di oltre cento persone. Mischiando abilmente immagini di repertorio a partire da quell’antico Tg in cui Giuseppe Vannucchi annunciava la tragedia, a testimonianze di parenti, esperti e testimoni, “
La Verità Migliore” si trasforma in un emozionante mosaico, i cui tasselli cercano di far luce su uno dei tanti misteri italiani (purtroppo rimasti tali).
Da regista,
Lorenza Indovina costruisce due percorsi paralleli; quello tipico di una inchiesta giornalistica e quello tutto personale andando alla ricerca dei ricordi di un padre sconosciuto (Lorenza aveva solo sei anni quando avvenne il fatto). “
In un mondo dove non mi riconosco e dove troppo spesso non riesco a trovare un posto, un groppo di persone a me sconosciute mi avevano tirato fuori dal buio della memoria. Cercando di liberarli dai loro fantasmi, mi ero trovata di fronte ai miei”. Con quel pudore e quella riservatezza che ha sempre contraddistinto Lorenza, questi fantasmi finiscono per diventare inevitabilmente i protagonisti di un gran bel documentario che tutti dovrebbero vedere. Anche solo per non dimenticare.
15/04/2026, 12:55
Federico Berti