VENTISETTE: RITRATTO DI SORELLA - Un memoir commovente
“
Ventisette: Ritratto di Sorella”, scritto e diretto da
Sara Schiavone, prodotto da Destination Film, Veevelo production, Moodnight studio e Caora Film, è un documentario storico e autobiografico. La regista indaga nel passato della sua famiglia, nello specifico in quello di sua nonna Maria e di sua sorella Lucia.
Le due donne sono nate e cresciute a Roma durante la Seconda Guerra Mondiale, vivendone tutti gli orrori. Maria, la sorella minore, all’età di cinque anni viene portata in uno degli orfanotrofi del Vaticano dalla madre e dalla sorella maggiore Lucia. La separazione è dolorosa e segna in modo irreversibile le loro vite. Maria perde il suo nome e, dentro la struttura gestita dalle suore, non sempre gentili, viene identificata con il numero “27”, da qui il senso del titolo.
Seppur distante dai suoi cari, Maria viene sottratta alla fame, alla povertà e ai bombardamenti che invece continuano a segnare la vita di Lucia e del resto della famiglia.
Questo dualismo muove emotivamente tutto il racconto.
Maria e Lucia, oggi anziane, si raccontano nel documentario, che ha una struttura narrativa interessante: si alternano i racconti d’infanzia delle due mentre scorrono dei video d’archivio forniti dall’Istituto Luce, che restituiscono con grande potenza visiva la realtà dell’epoca.
Il legame tra le sorelle, profondissimo, viene affievolito dalla distanza: dopo aver lasciato l’orfanotrofio, infatti, Maria si trasferisce a Ferrara, mentre Lucia rimane a Roma. Questa lontananza fisica non permette loro di vivere pienamente il rapporto e il finale risulta così particolarmente commovente.
Il documentario coglie nel segno nel dar voce a quelle storie familiari spesso rimaste chiuse nei cassetti della memoria: la guerra, la fame, la povertà, i bombardamenti, e lo fa con una notevole maestria e sensibilità. Si avverte un forte trasporto emotivo - complici i video originali dell’epoca - grazie alla costruzione narrativa e alle voci alternate delle due donne che raccontano il loro punto di vista su quelle pagine buie della storia di Roma. Due visioni complementari e al contempo vicine.
L’audio è limpido, la musica dona un tocco di poeticità all’intero lavoro. Si percepisce, senza dubbio, che sia un lavoro realizzato con grande trasporto emotivo dalla regista.
Un tocco interessante è dato anche dal fatto che i volti delle due protagoniste vengono rivelati per intero solo durante il finale. Una scelta che inizialmente universalizza il loro racconto, per poi restituire pienamente la loro individualità e identità personale, solo alla fine.
“
Ventisette: Ritratto di Sorella” riesce a trasformare una vicenda intima in un racconto generazionale, dove la storia privata diventa specchio di una memoria collettiva. In questo equilibrio tra documento storico e confessione personale, il film trova la sua forza più autentica, restituendo a chi guarda non solo un frammento di passato, ma anche il peso emotivo di ciò che la guerra lascia dietro di sé.
01/01/2050
Marta Bello