CORALLARI. CORAL HUNTERS - La storia del corallo nel Mediterraneo
Diretto da
Giovanni Zoppeddu e prodotto da Terra de Punt, “
Corallari” è un documentario distribuito da My Culture e liberamente tratto dal libro “
Storie di Corallari” di Ninni Ravazza. Il film ripercorre la storia della pesca del corallo a partire dal 1954, anno in cui il primo corallaro arrivò in Sardegna, segnando l’inizio di una lunga tradizione.
Il regista racconta la storia di un mestiere antico e sempre più raro, quello dei Corallari, cioè i pescatori di coralli, ricostruendo un ritratto intimo di una comunità e del suo legame con il mare. Il protagonista è indubbiamente il corallo, una meraviglia che nasce dalle profondità marine e affascina per le sue origini misteriose, definito anche “oro rosso”.
Attraverso materiali d’archivio - tra cui filmati dell’Istituto Luce - e testimonianze dirette, il film mostra l’evoluzione della pesca di questo materiale: dalle origini, quando i primi marinai erano anche corallari, passando per l’utilizzo delle “coralline”, grandi imbarcazioni su cui venivano usate le reti da pesca. Tuttavia, queste reti finivano per desertificare gli scogli su cui crescevano i coralli. Per questo, a un certo punto, c’è stata una presa di coscienza dei corallari sulla necessità di una pesca più sostenibile. Da qui nasce la fondazione di “Assocoral”, associazione impegnata nella tutela del settore e dell’ecosistema marino. Oggi la pesca del corallo è affidata solamente a esperti subacquei che possono raggiungere elevate profondità e sono sottoposti a numerose regolamentazioni legislative sopraggiunte negli anni.
Il lavoro di Zoppeddu valorizza l’intero processo: dalla pesca in mare fino agli artigiani e alle artigiane che ancora oggi portano avanti una lavorazione manuale dei gioielli in corallo, un’arte preziosa e rara in Italia, che non si è piegata alla produzione industriale.
Particolarmente significative sono le testimonianze dei membri delle grandi famiglie che hanno fondato e tramandato questa attività in Italia, custodi di un sapere che unisce tecnica, esperienza e tradizione. Mostrano la loro passione per questo materiale, a cui hanno dedicato l’intera vita.
Il legame con il territorio è un elemento centrale: la tradizione dei corallari è profondamente radicata nel Mediterraneo, in particolare in luoghi simbolo come Torre del Greco e Alghero, senza dimenticare le rotte verso la Tunisia. Qui si raccoglie il pregiato Corallium rubrum, da sempre al centro di un’economia e di una cultura artigianale unica.
L’amore per il mare è una presenza costante. Nei secoli, da semplice oggetto di osservazione è divenuto un luogo carico di memoria e identità, ma anche una risorsa fragile che richiede rispetto e tutela.
Dal punto di vista stilistico, il regista si pone come osservatore discreto, lasciando spazio ai racconti dei protagonisti. I corallari non vengono idealizzati, anzi, vengono mostrati nella loro quotidianità fatta di fatica, esperienza e conoscenze tramandate nel tempo. Il film intreccia abilmente dimensione personale e collettiva: le storie individuali diventano parte di un racconto più ampio, in cui emergono molti temi, come la perdita delle tradizioni, i cambiamenti economici e la necessità di una maggiore attenzione alla salvaguardia dell’ambiente. In ciò è interessante: il regista sottolinea il rapporto tra l’essere umano e risorse naturali, rimarcando la necessità di un approccio sostenibile.
Il ritmo è lento, ma coerente con il tema. Non cerca effetti spettacolari, e proprio per questo risulta autentico. In alcuni momenti potrebbe sembrare ripetitivo, soprattutto per chi è abituato a documentari più dinamici. Rimane comunque un documentario formativo e unico nel suo genere, offrendo uno sguardo autentico su un mondo poco conosciuto e sempre più vulnerabile. Zoppeddu mostra un mondo affascinante attraverso un racconto che è al tempo stesso storico, umano e culturale.
23/04/2026, 07:51
Marta Bello