Note di regia di "Come il Giorno e la Notte"
Sono sempre stato un grande fan dei film polizieschi americani anni ottanta, e ancora di più delle risposte italiote.
Così mi sono rimboccato le maniche e ho cercato di scrivere una sceneggiatura che partisse da quei lidi per approdare poi a tonalità thriller più serie ma anche a sfumature della commedia romantica che è più congeniale. Il risultato è un ibrido che penso sia molto gradevole, pieno di omaggi al periodo dalla fotografia all’umorismo, fino alla colonna sonora dove si è volutamente echeggiato al tema della saga di Piedone composto dagli Oliver Onions, per ricordare anche Bud Spencer nel decennale dalla sua scomparsa.
Non mancano però, oltre al divertimento, anche particolari più ruvidi in sceneggiatura, con riferimenti espliciti alla violenza contro le donne e al femminicidio, che servono a incastonare il tutto nell’attualità e soprattutto a far luce su tematiche mai abbastanza trattate al cinema, soprattutto in quello di genere.
La doppia ambientazione tra Napoli e Caorle crea il contrasto necessario per far partire la storia, sia nei luoghi, nelle loro differenze cromatiche, dal buio dei vicoli napoletani all’assolata laguna veneta, ma anche nel mood recitativo dei caratteristi.
Sono onorato di aver avuto Angelo Orlando nel cast, vero e proprio attore di culto italiano, vincitori di svariati premi e spalla impareggiabile di Massimo Troisi, che ha aggiunto un tocco importante al suo personaggio di Rinaldi, dandomi quel colore partenopeo fondamentale per settare la trama.
Così come Antonella Morea, Federico Perrotta, Alessandro Freschi, l’iconica Silvia Collatina e tutto il resto di un cast meraviglioso e pieno di diverse sfumature recitative. Una nota a parte è per la protagonista Sara Salgoughi, trentina di origine iraniana, qui al suo primo film in assoluto, che si è calata nel personaggio con grandissima versatilità. La sua Fiorella possiede infatti sia la determinazione e l’indipendenza di una giovane donna dei nostri tempi che una dolcezza inizialmente inaspettata in apertura di film, che la rendono un carattere tridimensionale che non so quante altre attrici sarebbero riuscite a rendere con la stessa naturalezza e veridicità.
Non so se c’è ancora posto per un cinema di questo tipo in Italia, ma già in fase di montaggio, vedendo e rivedendo le scene, mi sono convinto che la scommessa era stata vinta. Tanto che fantastico sulla possibilità di riportare in scena alcuni di questi personaggi, proiettati verso altre avventure e nuove indagini.
In fondo scherzando con il cast definisco il film il mio Arma letale all’italiana, e di quella saga ne son stati prodotti quattro capitoli. Per il momento, mi auguro che questo piaccia a chi se lo troverà davanti, preferibilmente su uno schermo grande, al buio di una sala
Brando Improta