BELLARIA FILM FESTIVAL 44 - Il 10 maggio in anteprima "Cosa
Rimane Quando il Mare si Muove" di Gaetano Crivaro
Come ogni anno, in Sardegna, i forti venti di maestrale e le prime piogge di settembre e ottobre, spazzano via la bella stagione. Insieme a lei spariscono chioschi, ombrelloni, sedie sdraio, canoe, tavole da surf, creme solari, barchette, spiaggine. Studiosi e volontari provano a incollare i frammenti sparpagliati qua e là da un turismo che diventa sempre più massivo. E quando i turisti se ne vanno, il mare si ingrossa e si agita, come se cercasse di riprendersi ciò che gli appartiene per quel breve tempo in cui glielo concediamo. Tutto diventa più intimo, privato, raccolto.
Si sviluppa sul confine mutevole tra la terra e il mare, il film “
Cosa Rimane Quando il Mare si Muove” (Italia, 2026, 67’) scritto e diretto da
Gaetano Crivaro che avrà la sua anteprima alla 44ª edizione del
Bellaria Film Festival.
Prodotto da ISRE – Istituto regionale etnografico, AVISA - Antropologia Visuale in Sardegna e Ruga Film con VIRAGES films Paris e la collaborazione di L’Ambulante APS, il film sarà nel Concorso Gabbiano dedicato all’anteprima di opere indipendenti italiane, con attenzione alla ricerca e all’innovazione del linguaggio cinematografico. La proiezione è in programma il 10 maggio 2026 alle 15.30 al Palazzo del Turismo di Bellaria Igea Marina (Rimini) alla presenza del regista.
Ambientato in tutto il perimetro della Sardegna, da Costa Rei a Piscinas, da Cagliari ad Alghero, da Capo Testa ad Orosei, Cosa rimane quando il mare si muove racconta il turismo balneare e il suo impatto sulle coste dell’isola da una prospettiva ribaltata: ciò che si nasconde oltre l’immagine da cartolina, dalla fine dell’estate all’inizio della successiva.
Le immagini ci raccontano il mare in quest’intervallo temporale, lontano dai riflettori che d’estate si accendono sull’isola. I formati si mescolano quasi a voler confondere lo spazio specifico e il tempo storico in cui ci troviamo: il film intreccia digitale, pellicola 16mm e materiali d’archivio provenienti da realtà come Homeless Movies, Cineteca Sarda e Cinescatti-Lab80Film. Un linguaggio stratificato che riflette la natura stessa delle coste: luoghi continuamente rappresentati, osservati e trasformati.
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Negli ultimi tempi, soprattutto dopo la pandemia, è cambiato il modo in cui ci muoviamo, viviamo, consumiamo e rappresentiamo i luoghi. Ho girato il film in Sardegna, dove vivo da oltre dieci anni. Qui il turismo scandisce il ritmo della vita, cambia il modo in cui gli abitanti percepiscono la propria casa, perché per i visitatori questi luoghi esistono soprattutto come destinazioni di vacanza. Le aree costiere e quelle dell’entroterra funzionano a due velocità: l’estate, frenetica, affollata, quasi urbana, e l’inverno più lento, intimo, silenzioso. Il film si concentra su questo tempo più lento, esplorando uno spazio ricco di significati: la spiaggia, oggetto di desiderio, miniera d’oro, simbolo del turismo di massa" - afferma il regista.
01/05/2026, 10:17