KASTEDDU FREE NIGHT - Un viaggio cinematografico
firmato Giovanni Coda
Un racconto sulla memoria, sull’identità artistica e su una Cagliari che tra gli anni Ottanta e Novanta seppe trasformarsi in laboratorio di creatività, musica, performance e libertà espressiva. È stato presentato questa mattina negli spazi del Radio X Social Club, all’interno dell’EXMA – EXhibiting and Moving Arts,
Kasteddu Free Night, il nuovo progetto cinematografico del regista Giovanni Coda dedicato alla figura di Gianni Dettori.
Prodotto da Francesco Paolo Montini per Movie Factory, il docufilm si muove tra immagini d’archivio, testimonianze, musica e performance, costruendo un attraversamento poetico e umano della traiettoria artistica di Dettori. Un lavoro che non vuole limitarsi alla forma del documentario biografico tradizionale, ma che prova a restituire il carattere libero, irregolare e profondamente performativo di un artista che ha segnato una parte importante dell’immaginario culturale cittadino.
«Siamo riusciti finalmente a lanciare questo nuovo progetto cinematografico dedicato alla figura di Gianni Dettori, abbracciando tutti i suoi talenti», ha spiegato Giovanni Coda durante la presentazione. «È un docufilm che gireremo interamente a Cagliari e che sarà composto da materiali d’archivio, documentazione e interviste realizzate con artisti e organizzatori che hanno collaborato con lui. A chiusura del lavoro ci sarà anche una lunga intervista con Gianni che ripercorrerà dagli anni Ottanta fino ai giorni nostri la Cagliari di quel periodo e la sua evoluzione».
Il regista ha sottolineato anche il valore umano e artistico dell’operazione: «Penso che sia un lavoro necessario per dare spazio a uno degli artisti più prolifici che abbiamo, ma soprattutto a un performer. È questa la parte che più mi interessa di Gianni: un talento performativo impressionante, capace con pochissimo di coinvolgere pubblici completamente diversi. Questo è un omaggio a un grande performer, oltre che a un grande amico».
Il film è attualmente nella fase di preproduzione. Alcune interviste sono già state realizzate e il materiale d’archivio è in fase di lavorazione. L’uscita del progetto è prevista indicativamente per aprile 2027.
Visibilmente emozionato al termine della conferenza, Gianni Dettori ha raccontato il significato personale del progetto e il rapporto profondo che lo lega al regista. «Quando Giovanni mi ha raccontato questa idea, io gli raccontavo una serie di aneddoti e poi lui mi ha detto: facciamo un docufilm sul tuo percorso. Abbiamo fermato il progetto per un periodo, poi abbiamo deciso che bisognava comunque insistere e realizzarlo nei tempi giusti.
Al centro del racconto emerge anche un rapporto umano costruito nel tempo. «Giovanni è riuscito sempre a catturare quella parte di me che io pensavo non si vedesse», ha spiegato l’artista. «Quando mi rivedo nei suoi lavori mi emoziono ogni volta. Lui vede in me delle sfumature che a volte io stesso non vedo. Gli artisti forse devono essere anche inconsapevoli di quello che fanno. Giovanni mi dice sempre: “Non ti do indicazioni. Tu fai quello che sai fare”. E forse è proprio questo che rende vero il lavoro».
Durante l’incontro è emersa anche una riflessione sulla Cagliari degli anni Ottanta, raccontata da Dettori come una città sorprendentemente aperta, creativa e permeabile alle contaminazioni artistiche. «Erano anni di musica, moda, espressione, locali, gruppi e sperimentazioni», ha ricordato. «Arrivava gente da tutta la Sardegna. Nascevano gruppi musicali, spettacoli, performance. Tutto quello che oggi sembra normale allora stava nascendo. Abbiamo lasciato un’eredità importante».
Un mondo attraversato anche dal teatro performativo e dal trasformismo, esperienze che hanno segnato profondamente la sua formazione artistica. «Quando vidi Lindsay Kemp e Paolo Poli capii che il trasformismo non era soltanto travestimento, ma possibilità di cambiare pelle, entrare nei personaggi, usare il costume come linguaggio».
Kasteddu Free Night si inserisce all’interno del lungo percorso artistico di Giovanni Coda, autore che nel 2026 supera i trentacinque anni di attività tra cinema, fotografia, videoarte e performance. Come sottolineato dalla critica Elisabetta Randaccio, il suo lavoro si distingue per la capacità di coniugare ricerca estetica e tensione etica, mantenendo sempre al centro memoria, corpo e identità.
Dai primi cortometraggi sperimentali fino ai lungometraggi come Il Rosa Nudo, dedicato alla memoria dell’omocausto, Bullied to Death, Mark’s Diary, Histoire d’une Larme e La sposa nel vento, Coda ha costruito negli anni una delle esperienze autoriali più riconoscibili del cinema indipendente contemporaneo, affiancando alla produzione artistica anche la direzione del V-Art Festival Internazionale Immagine d’Autore e la fondazione di The Social Gallery a Quartu Sant’Elena.
Con Kasteddu Free Night, il regista torna ancora una volta a interrogare il rapporto tra memoria individuale e racconto collettivo, costruendo un’opera che prova a restituire non solo il percorso di un artista, ma anche il ritratto emotivo e culturale di una città e di una generazione.
06/05/2026, 16:39