DALA TERRA AL MARE - Il documentario che segue la Global
Sumud Flotilla verso Gaza, tra paura e speranza
“
Dalla Terra al Mare”, documentario diretto da
Lorenzo Baldi e distribuito online il 5 maggio 2026 in libera visione su OpenDDB, racconta la missione della
Global Sumud Flotilla. Una spedizione civile non violenta partita nel settembre 2025 con l’obiettivo di portare aiuti umanitari a Gaza e rompere l’assedio navale imposto da Israele. Come afferma una testimone nel video: “
Questa Flotilla porterà solidarietà a tutti quanti”.
Fin dalle prime immagini il film sceglie una direzione precisa. Il racconto si apre infatti con materiali d’archivio del 1920 e del 1940, con suggestive sequenze in bianco e nero dei primi coloni che si recarono a occupare la Palestina. È un inizio molto forte dal punto di vista visivo, dove le immagini storiche costruiscono immediatamente un legame tra passato e presente. Pare che il documentario voglia essere insieme diario dell’attivismo e ricostruzione storica, per far capire che l’occupazione della Palestina ha radici molto antiche.
Baldi ripercorre anche la storia delle flottiglie partite per tentare di raggiungere Gaza. Solo la prima missione del 2008 riuscì ad arrivare a destinazione; tutte le successive furono bloccate, anche quella del 2025 raccontata nel documentario. La
Global Sumud Flotilla è stata la più grande mai organizzata: oltre quaranta imbarcazioni, persone provenienti da quarantaquattro Paesi diversi, circa cinquecento partecipanti. Il documentario insiste molto proprio sulla dimensione internazionale della missione e sul senso di solidarietà collettiva che anima chi decide di partire. Aspetti raccontati molto bene nel film, ricco di testimonianze dei partecipanti alla missione, di ogni estrazione sociale, età, provenienza, religione.
Molto affascinanti le parti dedicate al racconto della preparazione per la spedizione nei vari porti. Tra equipaggi che sistemano provviste, marinai al lavoro, tecnici, ingegneri e volontari, il documentario mostra un’umanità estremamente varia, ma accomunata dall’idea di non voler restare immobili davanti alla distruzione di Gaza. Le testimonianze sono spesso molto toccanti. Colpisce in particolare il racconto di un ragazzo italiano che, poco prima della partenza, ammette di aver “accarezzato il pensiero della morte”. Durante tutto il film si percepiscono paura, impotenza e insieme determinazione e speranza.
Il film alterna continuamente vari aspetti: il racconto del viaggio, immagini storiche, testimonianze, riprese delle manifestazioni organizzate dal cosiddetto “esercito di terra”, cioè dai movimenti di sostegno alla missione umanitaria. Il regista racconta, così, la flottiglia non solo come spedizione umanitaria, ma come movimento politico e sociale internazionale che unisce varie lotte: ambientalismo, femminismo, anticolonialismo.
Dal punto di vista visivo, il regista inserisce anche immagini molto dure: bombardamenti, macerie, bambini nei campi profughi di Gaza. Segnando così un profondo realismo dell’opera.
Le musiche arabe, molto intense, accompagnano bene questa oscillazione continua tra dolore e speranza. Alcuni accostamenti storici risultano particolarmente efficaci, come quelli tra la situazione palestinese e altri colonialismi del passato, compreso quello subito dai popoli nativi canadesi.
La sequenza più angosciante del viaggio è senza dubbio quella dell’attacco alla Flotilla del 23 settembre 2025, avvenuto in acque internazionali al largo di Creta. Le riprese notturne delle telecamere di bordo restituiscono un clima di puro terrore: droni di sorveglianza che diventano droni d’attacco, luci improvvise nel buio, sostanze tossiche che rendono difficile respirare. La narrazione si abbandona, così, a un racconto umano di paura e sopravvivenza.
Nonostante la forza emotiva e la sincerità dello sguardo, il film mostra anche qualche limite. A tratti il montaggio appare frammentato e dispersivo, i vari temi e momenti si intrecciano in modo talvolta confuso, con continui salti temporali. Si ha l’impressione che il regista abbia voluto raccontare moltissimo materiale, forse persino troppo, rischiando di perdere compattezza narrativa.
Eppure, proprio questa abbondanza di voci, immagini e testimonianze restituisce anche il carattere collettivo dell’esperienza raccontata. “
Dalla Terra al Mare” è soprattutto un film sulle persone, su coloro che abbandonano l’indifferenza e abbracciano il coraggio, sperando in un mondo migliore. Il risultato è un’opera profondamente partecipata, capace di lasciare addosso inquietudine, rabbia e commozione.
16/05/2026, 10:04
Marta Bello