Note di regia di "La Mia Mongolfiera"
L’idea è nata dal desiderio di raccontare una parte della mia vita che mi ha cambiato radicalmente, che ha plasmato il mio modo di vedere il mondo, vivere le relazioni e comprendere l’amore. Ho un legame profondo con la storia che racconto, perché parla della mia adozione e di come l’ho vissuta. Devo moltissimo alla scelta dei miei genitori, e per questo sarò sempre grata. Con questo progetto ho voluto raccontare due vite completamente diverse che si incontrano, si danno tanto a vicenda e si completano. Girando il corto, ho ripercorso il viaggio dei miei genitori adottivi e il mio: un percorso fatto di speranze, attese, sogni e affetto.
La costruzione delle voci fuori campo è stata una sfida. Il mio insegnante Francesco Montagner mi ha proposto di raccontare la storia in modo più vago, evitando frasi troppo esplicite. L’obiettivo era lasciare allo spettatore la libertà di unire i puntini, di farsi un’idea personale su ciò che stava guardando. Non è stato facile per me: dovevo raccontare qualcosa di così importante con solo quindici frasi brevi, senza mai nominare direttamente l’adozione. Sicuramente nel cortometraggio giocano un ruolo fondamentale i video d'archivio, che raccontano i momenti più intensi e significativi di questo viaggio.
Per riuscirci, ho scritto un testo lungo e denso, e poi, insieme alla mia troupe, abbiamo selezionato le frasi da tenere. Ero affiancata da una mia coetanea che ha curato il montaggio, e da un’altra ragazza della mia scuola come aiuto regia. Con loro ho lavorato benissimo: erano coinvolte emotivamente nella mia storia e volevamo tutte che il risultato fosse il migliore possibile.
Grazie a questa spinta creativa, siamo riuscite a completare il lavoro, mettendo in campo le risorse di ognuna e creando un cortometraggio che mi ha emozionata profondamente.
Mesaite Battista