MEGLIO TARDI CHE MAI - Una commedia romantica
Rai che parla di seconde possibilità
Tra i nuovi appuntamenti del ciclo “
Purché Finisca Bene”, Rai 1 propone “
Meglio Tardi che Mai”, film tv diretto da Giuseppe Curti e interpretato da
Lorenzo Richelmy e
Mariana Lancellotti. In onda il 31 maggio 2026 in prima serata, il titolo si inserisce perfettamente nella tradizione delle commedie sentimentali Rai: racconti positivi, pensati per un pubblico ampio, capaci di affrontare temi importanti con leggerezza.
Al centro della storia c'è Marco Torre, attore egocentrico e arrogante. All’inizio del film la sua carriera crolla perché tratta male una sua collega sul set e viene cacciato. Subisce un’ondata d’odio a livello mediatico e il suo manager lo indirizza verso una nuova strada per “ripulirsi l’immagine”: fare l’insegnante di teatro in carcere.
Lui - sotto costrizione - accetta e torna nella sua città, a Bassano del Grappa, in Veneto, dove si svolgono tutte le riprese. E nel carcere femminile ritrova Arianna, il suo grande amore d’infanzia, che oggi è una donna detenuta, anche se pare che sia stata incolpata ingiustamente. L'incontro riapre vecchie ferite, antichi ricordi e sentimenti, ma soprattutto offre ai due l'occasione di confrontarsi con ciò che sono diventati. Il protagonista, grazie al contatto con le detenute e con una realtà molto diversa da quella dello spettacolo, compie un importante percorso di maturazione personale e di crescita: da egocentrico diventa empatico.
Un punto di forza del film è sicuramente l’equilibrio: da buona commedia romantica italiana rimane sempre leggera, anche all'interno di un contesto potenzialmente drammatico. Così riesce a mantenere un equilibrio discreto tra romanticismo, ironia e riflessione. Non ci sono particolari guizzi narrativi, ma la visione procede con fluidità.
L’elemento “giallo” della misteriosa incarcerazione della co-protagonista, che pare sia stata incastrata da qualcuno, è sempre sottointeso e si risolve solo alla fine. L’occasione di questa linea narrativa avrebbe potuto essere sicuramente più sfruttata.
Il tema delle seconde possibilità attraversa tutta la narrazione. Non solo per chi vive dietro le sbarre, ma anche per chi, pur essendo libero, ha perso qualcosa lungo il percorso della vita. In questo senso il film suggerisce una riflessione semplice ma efficace: diventare adulti significa spesso allontanarsi dalla spontaneità e dall'autenticità della giovinezza, dai sogni e dai sentimenti puri dell’adolescenza. Ad un certo punto, infatti, Arianna dice a Marco: “Non sempre l’uomo è all’altezza del ragazzo”. Talvolta occorre fermarsi per ritrovare quella parte di sé rimasta indietro.
Tuttavia, non mancano i limiti. La sceneggiatura segue binari molto prevedibili e raramente sorprende. Fin dalle prime sequenze è facile intuire la direzione che prenderanno gli eventi e il finale arriva senza particolari scarti rispetto alle aspettative.
Anche la rappresentazione del carcere fa emergere qualche perplessità. L'ambiente detentivo resta sullo sfondo e viene raccontato in maniera piuttosto semplificata, quasi edulcorata, privilegiando gli aspetti più rassicuranti. Una scelta che favorisce il tono frivolo della commedia, ma che inevitabilmente riduce la complessità del contesto.
Ci sono molte affinità con il film “
Grazie Ragazzi”, soprattutto nell'utilizzo del teatro come strumento di riscatto personale all'interno di una struttura carceraria. In questo senso, la commedia ricorre a un meccanismo narrativo già ampiamente esplorato dal cinema, senza aggiungere particolari elementi di originalità.
A lasciare qualche rimpianto è soprattutto il rapporto tra Marco e Arianna. Il film insiste sul loro legame passato e sul sentimento che riaffiora, ma dedica poco spazio a spiegare davvero cosa li unisse allora e cosa continui ad attrarli nel presente. La loro relazione funziona più come motore della trama che come autentico percorso emotivo.
In conclusione, “
Meglio Tardi che Mai” è un prodotto televisivo piacevole, ben interpretato e coerente con lo spirito del ciclo “
Purché Finisca Bene”. Offre un paio d'ore di intrattenimento leggero e qualche riflessione sul cambiamento e sulla possibilità di ricominciare. Non è però un film destinato a restare nella memoria: rassicurante, garbato e confezionato con professionalità, ma anche piuttosto anonimo.
30/05/2026, 16:12
Marta Bello