Note di regia di "Sogni Appesi"
Sogni Appesi nasce da un’esigenza interiore che ha ripercorso l’infanzia mia e di mio fratello, fino al nostro legame nell’età adulta. Sentivo il bisogno di dar voce a questa storia come atto liberatorio e terapeutico. Per questo motivo, a interpretare i protagonisti della storia siamo stati io e mio fratello insieme a tutta la nostra famiglia. In un mondo sempre più grigio e spaventoso, gli unici capaci di restituirci il sorriso sono le persone che ci vogliono bene, quelle che a nostra volta cerchiamo di proteggere. Spero che in chi guarderà il cortometraggio possa ritrovare, come è accaduto a me e a mio fratello dopo un periodo buio, la forza di restare unito alle persone amate, anche di fronte alle difficoltà della vita. Attraverso la sola potenza delle immagini e senza l’uso di una lingua riconoscibile spero che lo spettatore possa sentirsi ancora più immerso nella storia, colmando quegli spazi vuoti e quelle paure con il suo personale punto di vista. La struttura narrativa si muove attraverso un linguaggio fortemente onirico. Proprio come il sognatore, che pur essendo autore del proprio sogno non sa a cosa andrà incontro, anche i due fratelli si ritrovano immersi in un mondo sospeso. Fatto di figure misteriose, luoghi senza tempo e dell’assenza di un vero dialogo, che li isola sempre di più, allontanandoli da sé stessi e l’uno dall’altro. L’albero custodito nella camerina dell’infanzia, rappresenta l’unica linfa vitale per i loro bambini interiori, abbandonati dalle proprie paure e lontani dalla luce. La plastica li soffoca nei loro incubi, così come avvolge i rami e le radici dell’albero familiare. Solo la luce pura può restituire ai due fratelli la speranza di ritrovarsi, tornando nel castello della loro infanzia: il luogo caldo e sicuro dei sogni.
Cristiano Bandinelli