VISIONI SARDE - A Brescia con AGEnda Cinema
“La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali” si legge nell’articolo 5 della Costituzione italiana. Lo stesso può dirsi del cinema: esiste quello nazionale, ma interessante e caratterizzato è quello regionale come è stato dimostrato l’11 giugno 2026 al cinema Nuovo Eden di Brescia. L’occasione è stata la proiezione di sette cortometraggi all’interno di un format dal nome “
Visioni Sarde”: nato nel 2014 e proposto dal cineclub Fedic AGEnda Cinema, il format presentato è frutto di un bando di concorso del 2025, per valorizzare giovani autori e autrici della Sardegna. La selezione, come ogni anno, tra i più di 200 corti pervenuti, è stata operata dalla Cineteca di Bologna, che è garanzia di competenza e serietà.
Tutti i sette corti, alcuni dei quali pluripremiati in festival diversi, hanno trasmesso un’idea non tradizionale della regione, pur se alcuni hanno giocato con alcuni stereotipi intramontabili come quello del pastore sardo malavitoso o dei gustosi prodotti caseari o dei millenari e spaventosi Mamuthones, le maschere del Carnevale di Mamoiada. La regionalità del contesto e, a volte, anche del tema e della lingua, sempre utilmente sottotitolata, non ha impedito una ricezione poetica, esistenziale, universale così che lo spazio geografico estremamente connotato -ma non in modo turistico- è stato scenario di esperienze umane e sentimentali che ci riguardano.
I tanti linguaggi della piccola rassegna ne hanno fatto una piacevole sequenza di storie e di stili plurali tra animazione, fiction, commedia, dramma, sperimentazione: la misura del corto -parallela, cinematograficamente, a quella del racconto- permette, se il prodotto è riuscito, una sintesi mirabile tra l’urgenza di un contenuto e la scelta stringente del linguaggio adeguato a esprimerlo. La concentrazione espressiva è massima e non ammette deroghe in difficili prove di cinema.
Il pubblico in sala ha gradito l’esperienza visiva e ha apprezzato ognuno dei corti proposti: “
Brigas” (9’) di Lorenzo Spinelli per la contaminazione sperimentale dei linguaggi al servizio di una narrazione intima; “
Mamma” (15’) di Matteo Martinez per lo spiazzamento in cui si ritrova lo spettatore che, pensandosi in un thriller, si ritrova nell’inquieta dimensione psichica di una malata di Alzheimer; il divertente “
Vida e morti di un maragotti” (10’) di Stefano Cau, ambientato in una Marmilla senza tempo, per la visionarietà e l’originalità con cui mescola surrealtà, storia, attualità; “
Su cane est su miu” (25’) di Salvatore Mereu per la regia perfetta che mette al centro la spietatezza di bambini in un mondo senza adulti attenti, dove vivono la violenza con la naturalezza di un gioco terribile; “
Ajò West” (6’35’’), un’animazione di Sara Corbioli, per l’immaginario western in salsa sarda dagli effetti spassosi; “
True love waits” (20’) di Simone Cicalò, una riedizione del mito classico di Orfeo ed Euridice, per la suggestiva ambientazione nel sito archeologico del Pozzo di Santa Cristina; “
Una faccia da cinema” (15’) di Alberto Salvucci per la storia esilarante di chi sogna di realizzare un film e, alla ricerca disperata di fondi, è disposto a tutto.
Anche questa volta il cinema si è rivelato moltiplicatore di conoscenza e di esperienza, acceleratore di viaggi mentali che prendono vita dalla realtà filtrata dalla telecamera o da qualche insondabile intelligenza artificiale. Anche oggi abbiamo tenuto gli occhi ben aperti nel buio confortevole della sala cinematografica: la Sardegna, isola fortezza come la definiscono i geografi, ha spalancato le sue porte grazie al cinema per farci vivere atmosfere non patinate e non convenzionali. Non il mare dei resort, ma quello dell’esistere.
(Laura Forcella di AGEnda Cinema Fedic Magazine
17/06/2026, 17:17