PESARO 62 - "Mamma, That’s All Right” Un “non-film” su due
musicisti italiani che inseguono il sogno americano
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Mamma, That’s All Right" di
Valentina Signorelli è un’opera difficile da rinchiudere in una definizione precisa. Come lo definisce l’autrice, è un “non-film”, a metà strada tra un documentario sociale e un diario, in cui racconta la storia di due musicisti siciliani emigrati negli Stati Uniti per inseguire quello che per generazioni è stato il più grande dei miti: il sogno americano.
Presentato per il cinquantesimo anniversario della NIAF (National Italian American Foundation), ha già ricevuto diversi riconoscimenti internazionali ed è in concorso al Pesaro Film Festival, dal 13 al 20 giugno 2026.
Il titolo richiama l’iconico brano “
That’s All Right (Mama)” che nel 1954 segnò l’inizio della leggenda di Elvis Presley, figura che aleggia costantemente sul film e alla quale l’opera rende un sentito tributo. Non a caso sul finale compare anche Priscilla Presley.
I protagonisti sono
Luca Chiappara e
Mario Monterosso. Luca vive a Nashville e il film segue il suo viaggio verso Memphis per raggiungere Mario durante le celebrazioni dell’Independence Day. L’obiettivo è quello di realizzare un sogno musicale, di provare finalmente a “farcela” e avrà l’occasione di registrare nel Sun Studio.
Uno degli aspetti più interessanti del lavoro di Valentina Signorelli è lo sguardo con cui affronta il tema della migrazione. Siamo abituati a sentire racconti di chi arriva in Italia in cerca di opportunità; molto più raramente il cinema si concentra sugli italiani che partono. Qui invece il fenomeno viene osservato dall’altra parte dell’oceano. Non c’è retorica, ma la consapevolezza che dietro ogni trasferimento esistono sacrifici, precarietà economica e spesso anche l’incomprensione delle famiglie rimaste a casa.
La musica è la vera protagonista del racconto. Ogni scena sembra respirare attraverso le note dei due artisti, tra influenze siciliane e suggestioni americane. Mangiano la pasta, sì, ma in una tipica villetta americana con piscina. Uno dei protagonisti prepara una focaccia con il rosmarino, ma subito dopo veniamo catapultati in una classica strada americana con le insegne a LED. Sono piccoli frammenti che raccontano meglio di molte parole l’identità sospesa dei protagonisti, divisi tra le proprie radici e il sogno americano.
Proprio per questi aspetti, Signorelli dimostra una notevole sensibilità artistica. La cura per i dettagli emerge continuamente: basta osservare certe immagini che mettono in dialogo due mondi apparentemente lontani.
Il tono generale è nostalgico, crudo e realistico anche grazie all’unione di digitale e riprese in Super 8. Lo stile frammentato è una scelta che rappresenta uno dei suoi maggiori punti di forza, ma anche di debolezza. Infatti, chi osserva viene catapultato nella storia sin dai primi secondi, senza particolari introduzioni e in alcuni momenti il filo narrativo può apparire poco chiaro. Anche la macchina da presa, talvolta eccessivamente mobile, restituisce una sensazione di instabilità che non sempre giova alla visione.
L’altro limite riguarda la lingua. Per la distribuzione in Italia, la presenza di sottotitoli in italiano sarebbe stata una scelta opportuna.
Resta comunque un lavoro curato e sincero. È un’opera che parla di appartenenza, radici, sogni e sacrifici. Racconta il difficile viaggio della ricerca di un posto nel mondo e sul prezzo che spesso si paga per inseguire un sogno. E proprio come nelle canzoni di Elvis, dietro ogni nota si nasconde sempre una storia di desiderio, nostalgia e libertà.
18/06/2026, 09:15
Marta Bello