L'ULTIMO FILM DEL MONDO - L’anarchia creativa di Roberto Albanesi
“
L’Ultimo Film del Mondo” è un’opera indipendente di
Roberto Albanesi, distribuita gratuitamente su YouTube il 16 giugno 2026.
Dopo un’introduzione volutamente caotica, compare sullo schermo una scritta che, più di qualsiasi analisi, riesce a definire perfettamente l’opera: “
Questo film è stato realizzato senza alcun tipo di copione o budget in un clima di allegra anarchia e folle creatività”.
Ecco, questa frase descrive davvero tutto ciò che segue.
Nei primi momenti del film appare
Federico Frusciante - con alcune riflessioni sul cinema e una gag simpatica - figura toscana che ha saputo trasmettere l’amore per il cinema a migliaia di giovani e la cui recente e prematura scomparsa ha lasciato un vuoto profondo tra gli appassionati. Questo momento risulta commovente.
La storia principale del film ruota attorno a un padre, il papà di Aurora, che si trova a vivere in un mondo sempre più disordinato e vicino al collasso. L’incontro con un misterioso bambino comparso dal nulla lo spingerà ad affrontare un percorso a ostacoli e a vivere varie avventure, trasformandosi progressivamente in una sorta di supereroe chiamato a difendere non solo chi ama, ma anche la speranza stessa in un futuro migliore.
Ma raccontare la trama di “
L’Ultimo Film del Mondo” è quasi impossibile. L’opera di oltre un’ora e sedici minuti non ha una narrazione lineare, appare più come un continuo mescolare e rimescolare personaggi, idee, suggestioni e registri differenti. I vari filoni si incrociano, si allontanano e poi tornano a incontrarsi, creando un’esperienza che assomiglia più a un flusso di coscienza che a un racconto tradizionale.
L’opera possiede un’anima profondamente underground. È anarchica nello stile, fiabesca nei toni, ma soprattutto surrealista nei modi. Albanesi costruisce un universo giocoso e imprevedibile, dove l’ironia diventa uno strumento per osservare e prendere in giro luoghi comuni, stereotipi e contraddizioni della società contemporanea.
Dentro questo enorme contenitore finisce davvero di tutto: supereroi, zombie, serial killer, cannibali, preti, dinosauri, mostri, persone mascherate, persino una persona vestita da panda. Il risultato è un autentico pot-pourri visivo e narrativo che spesso ricorda la struttura di un videogioco, anche grazie all’utilizzo di effetti sonori tipici del gaming e a numerose trovate grafiche. Particolarmente simpatiche risultano le onomatopee proprie del linguaggio dei fumetti.
Il film passa continuamente dal demenziale al riflessivo. Ci sono scene volutamente assurde e grottesche, ma anche momenti in cui emergono considerazioni profonde sul bene e sul male, su Dio, sul senso della società contemporanea e sulle paure che accompagnano il futuro delle nuove generazioni. Emblematico, in questo senso, è un dialogo tra il protagonista e uno scheletro, che riesce a offrire spunti di riflessione tutt’altro che banali.
Il padre protagonista vive infatti con l’angoscia di chi osserva un mondo in trasformazione e si interroga sul destino della propria figlia. Dietro il gioco e la follia visiva si nasconde quindi una sincera preoccupazione per il futuro, tema che attraversa gran parte dell’opera.
Naturalmente non mancano i difetti. In particolare, è evidente un problema che spesso si incontra nelle produzioni artistiche più indipendenti e underground, sia nel cinema sia nel fumetto: l’estrema libertà creativa, per quanto lodevole, rischia talvolta di far dimenticare che un’opera deve anche essere compresa da chi la guarda. In diversi passaggi “
L’Ultimo Film del Mondo” sembra seguire esclusivamente il flusso delle idee del suo autore. Il risultato è certamente affascinante, ma viene spontaneo chiedersi quanto riesca davvero a orientarsi lo spettatore. Alcuni snodi si perdono nella confusione generale e, a tratti, il filo narrativo diventa difficile da seguire.
Anche sul piano tecnico emergono alcuni limiti. Certi effetti grafici appaiono decisamente datati, quasi provenissero da vecchi videogiochi di molti anni fa. Alcuni personaggi risultano inoltre un po’ macchiettistici. Tuttavia, sarebbe ingiusto non contestualizzare questi aspetti: il film è stato realizzato senza budget, girato in appena quattordici giorni distribuiti nell’arco di cinque anni, a partire dal 2020. Un’impresa che rende ancora più evidente l’impegno e la passione investiti nel progetto se guardiamo al risultato finale, che ha anche una certa lunghezza.
Non mancano alcune citazioni cinematografiche, tra cui un richiamo a “Matrix”, mentre il messaggio finale assume toni apertamente pacifisti, con una condanna della guerra e un sincero elogio della poesia come forma di resistenza umana e culturale.
Il finale, sorprendentemente, riesce anche a commuovere.
“
L’Ultimo Film del Mondo” è un lavoro ribelle, disordinato, caotico e spesso incomprensibile. Ma è anche un’opera libera, coraggiosa e personale, lontanissima dalle logiche produttive tradizionali. Un esperimento che può dividere gli spettatori e le spettatrici.
Resta però una domanda, una volta arrivati ai titoli di coda: perché questo titolo? Forse la risposta è nascosta da qualche parte nel caos creativo immaginato da Albanesi. Oppure, semplicemente, non esiste una risposta univoca. E forse è proprio questo il punto.
18/06/2026, 12:32
Marta Bello