PESARO 62 - Signorelli: "Ecco il mio non-film"
Dopo l’anteprima mondiale a Washington DC, è stato presentato all’interno della Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro
"Mamma, That’s All Right" di Valentina Signorelli. L'abbiamo intervistata.
Come è andata la proiezione a Pesaro?
Molto bene! Forse siamo anche state fortunate, eravamo in programma all'ultima giornata, c'era grande pubblico in sala per la proiezione e poi per il dibattito. Si è parlato di tante cose, mi hanno chiesto della produzione, della definizione di non-film, di come è stato lavorare senza una struttura classica... Dopo l'esordio negli Stati Uniti, che sono e saranno il territorio in cui più vogliamo presentarlo, siamo stati felicissimi con la mia produzione, Daitona, di trovare una prima europea in un festival come Pesaro, che lavoro molto anche sui progetti non narrativi.
Questa è una storia piccola ma nell'attuale clima politico ha un valore simbolico importante, parliamo di unione grazie all'arte.
Facciamo un passo indietro: hai definito questo lavoro un "non-film", ci spieghi meglio?
"Mamma, That’s All Right" nasce in risposta a un contest nato per raccontare storie di italiani negli USA che non fossero stereotipate, io conoscevo bene Luca Chiappara e la sua storia, ero certa che dai Paesi del sud non sarebbero mai state proposte storie (di solito si parla sempre delle grandi città), ho pensato alla cornice del 4 luglio.
Ho scelto un impianto osservazionale, abbiamo quindi rivisto il piano produttivo per avere la giusta velocità e non interferire con le loro vite (quella di Luca e quella di Mario Monterosso, che non conoscevo. Tutto è stato quindi molto diverso dal solito, e "non-film" mi piaceva come definizione.
Tu vivi a Londra da anni, Luca e Marco sono da tempo negli Stati Uniti: in qualche modo ha influito avere un percorso simile al loro?
Luca Chiappara lo conosco da tanti anni, la scelta di Marco l'abbiamo sviluppata in fase di organizzazione, ci serviva qualcuno che avesse la sua stessa storia ma facesse da contraltare, generazionale e non solo.
Sì, io vivo a Londra dal 2013, questa riflessione nasce anche dalla Brexit nel mio caso, la mia esperienza ha influito ma non è certo progetto autobiografico!
Mi sono ispirato alle comunità italiane nel mondo, vecchie e nuove: c'è tra noi italiani all'estero una grande solidarietà e supporto, non in modo propagandistico: ogni volta che c'è un problema, ci si attiva e ci si aiuta.
La musica è un elemento importante del tuo racconto.
Sì, è un ambiente che frequento per amicizie, anche lavorativamente ho un costante rapporto, anche se non suono.
La musica aggiunge un livello al racconto? Sì, ha il potere di unire le persone, indipendentemente dalla propria storia e dal proprio background. Poi gli autori delle musiche erano loro stessi, questo ha semplificato molto il lavoro.
E poi c'è l'apparizione di Priscilla Presley nel finale.
L'idea è nata dalla riflessione sul fatto che sarebbe stato bello inserire una voce del territorio: lei ha vissuto tanti anni a Memphis, come moglie di Elvis tra l'altro, ha anche visto l'evoluzione della scena musicale del Tennessee. Le ho scritto una lettera, dicendole che mi sarebbe piaciuto averla nel progetto, per me è la conclusione perfetta.
E ora, cosa riserva il futuro?
Adesso siamo in attesa di nuove partecipazioni festivaliere. Questo progetto mi ha insegnato tanto a livello produttivo, è una modalità utile, siamo in grado di adeguarci di volta in volta ai vari progetti.
Ora ho un lungo di fiction in fase di sviluppo, lo gireremo nel 2027-2028: da un certo punto di vista continua i miei progetti, parla di una donna italiana che ha vissuto tanto all'estero e ora torna in Italia, c'è una sorta di continuità, finora ho raccontato l'andata e adesso arriva il ritorno.
22/06/2026, 16:30
Carlo Griseri