PICCOLO MIRACOLO - Imparare a vedere
Cosa aspettarsi da una commedia romantica che si intitola "
Piccolo Miracolo"? Una storia tenera, ricca di buoni sentimenti e di positività (ogni tanto ci vuole, senza averne paura), con personaggi che compiono un arco narrativo che li porta (chi più, chi meno) a migliorarsi e capire meglio l'altro... Troppo zuccheroso? Forse, ma fa parte delle regole del gioco.
Davide Lancia è figlio di un palazzinaro di successo e sempre attento all'affare milionario: vuole instradare l'erede - che è più interessato al mondo dell'arte e alle belle donne - a seguire la sua strada e gli affida un progetto sulla carta facile. Sgombrare una decadente palazzina periferica per distruggerla e ricostruire, lucrando in modo ingente.
Tutto facile, si direbbe, ma l'ultima inquilina è una ragazza non vedente di cui Davide si invaghisce "a prima vista" (gioco di parole non involontario e necessario), iniziando a percepire il mondo in modo diverso, acquisendo una prospettiva altra e così, lentamente, spostando le sue priorità. Il padre sembra non capire, lui si ostina a dare voce a quel "qualcosa" di nuovo nella sua vita...
Guido Chiesa arriva a questo film dopo una lunga e decisamente variegata carriera, che finora però non aveva ancora toccato questo genere: il regista torinese dimostra di avere il tocco giusto, di saper calibrare i vari passaggi e anche (merito suo o di chi ha fatto il casting?) di aver saputo scegliere i volti ideali per la sua storia.
Greta Scarano è l'asso nella manica, sempre puntale e credibile, mai sopra le righe; Marco D'Amore è sotto traccia, in una delle sue prove più convincenti;
Giorgio Colangeli è il padre che non capisce ed è meraviglioso nella sua "perfidia"; Gigante, Adriani, Tognazzi e gli altri i tasselli convincenti di un coro ben costruito.
Trama semplice e lineare, per un film girato in poco tempo a fine 2025 e in uscita a fine giugno, nel tentativo non banale di trovare un pubblico interessato nel caldo estivo: "Piccolo Miracolo" lo meriterebbe e glielo auguriamo, anche se l'impresa è ardua. Un film che non sposta di certo gli equilibri, ma sa regalare un paio d'ore rincuoranti e una bella storia come il cinema italiano ha un po' dimenticato di saper fare...
22/06/2026, 17:38
Carlo Griseri