LA TEMPESTA - Una rilettura di Shakespeare tra cinema e teatro
Con “
La Tempesta”
Giuseppe Scordio porta sullo schermo una rivisitazione dell’ultima grande opera di William Shakespeare, considerata da molti il testamento artistico del drammaturgo inglese. La regia, firmata insieme ad
Attilio Tamburini, sceglie una strada ben precisa: non adattare semplicemente il testo, ma conservarne l’anima teatrale, dando vita a un’opera sospesa tra palcoscenico e linguaggio cinematografico.
Il film è protagonista di una proiezione speciale il 30 giugno presso il Castello Aragonese di Ischia, all’interno della ventiquattresima edizione dell’Ischia Film Festival, nella sezione Fuori Concorso dedicata alle opere realizzate sull’isola.
La storia è quella del duca di Milano Prospero, tradito dal fratello e costretto all’esilio insieme alla figlia Miranda su un’isola deserta. È qui che prende forma un racconto in cui magia e dramma si intrecciano, mentre il desiderio di vendetta del protagonista guida gli eventi fino a una riflessione più profonda sul perdono e sul destino.
La scelta stilistica è netta e potrebbe dividere il pubblico. La recitazione mantiene volutamente un’impostazione teatrale, con interpretazioni intense, scandite da una dizione precisa e da movimenti (e staticità) che richiamano il palcoscenico più che il realismo cinematografico.
Anche la regia segue questa filosofia. La macchina da presa rimane spesso immobile, quasi a voler ricreare la sensazione di assistere a uno spettacolo dal vivo. Una soluzione coerente con il progetto artistico, anche se questa modalità ibrida non risulta sempre convincente.
Il ritmo rappresenta probabilmente l’aspetto più impegnativo dell’opera, che procede con estrema lentezza, concedendosi tempi che richiedono pazienza da parte di chi osserva. Non è tanto un’opera dinamica quanto più contemplativa.
Sul piano visivo, invece, il film conquista.
Sfrutta i meravigliosi scenari naturali di Ischia che diventano un elemento narrativo potentissimo, un coprotagonista. Dominano le tonalità chiare, tra il bianco e il beige, che si fondono con il verde intenso della vegetazione, regalando immagini eleganti e rilassanti. A completare l’atmosfera contribuisce la parte sonora composta dai suoni della natura: il canto degli uccelli, il vento e i rumori dell’ambiente.
L’opera ha anche un forte valore simbolico. È nata durante i periodi di pausa del lockdown causato dalla pandemia di Covid-19, come gesto di resistenza culturale promosso da Spazio Tertulliano di Milano e iBeHuman. In questa prospettiva, l’isola immaginata da Shakespeare diventa anche il rifugio metaforico di un mondo artistico costretto a fermarsi, uno spazio in cui continuare a creare nonostante le difficoltà. In questo senso, il finale è commovente ed esplicito, lascia un bel messaggio a chi osserva. L’inquadratura finale del palcoscenico a teatro con il sipario che si chiude, è la ciliegina sulla torta.
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La Tempesta” è un film che non cerca compromessi. Richiede attenzione, gusto per il teatro e disponibilità ad accettare un linguaggio volutamente distante dai ritmi del cinema contemporaneo. Non è un’opera per tutti, ma chi saprà entrare nella sua dimensione potrà apprezzarne la cura estetica, il rispetto per Shakespeare e la forza evocativa dei suoi paesaggi.
30/06/2026, 13:57
Marta Bello