MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA - Il programma dell'estate 2026
Il
Museo Nazionale del Cinema di Torino sarà regolarmente aperto tutti i giorni con orario 9:00-19:00 (chiuso il martedì), per tutta l’estate 2026 e nel mese di agosto sarà aperto straordinariamente martedì 11 e 18 agosto e regolarmente giovedì 15 agosto. Almeno fino al 31 agosto sono sospese le visite guidate all’intercapedine della cupola della Mole Antonelliana, a causa delle temperature elevate.
Oltre alla ricca collezione permanente, fino al 5 ottobre 2026 è possibile visitare la mostra MY NAME IS ORSON WELLES. Concepita dalla Cinémathèque française e curata dal suo direttore Frédéric Bonnaud, l'esposizione conta più di 400 pezzi, alcuni mai esposti prima d’ora, provenienti da varie collezioni pubbliche e private e dal Fondo Orson Welles del Museo Nazionale del Cinema. Allestita lungo la spettacolare rampa elicoidale dell’Aula del Tempio della Mole Antonelliana, la mostra ripercorre la vita e la carriera del grande regista attraverso fotografie, documenti d’archivio, disegni, manifesti, materiali audiovisivi e installazioni.
Il piano di accoglienza della Mole Antonelliana ospita fino al 24 agosto 2026 la mostra fotografica A SCHERMO PIENO. ENI NEL CINEMA ITALIANO, a cura di Sergio Toffetti, realizzata in collaborazione con Eni. Con foto di scena, fotogrammi, immagini e spot, la mostra racconta come il cinema italiano abbia trasformato distributori di benzina e aree di servizio in luoghi simbolici della modernità, specchio dell’evoluzione sociale, economica e culturale del Paese. Da semplici tappe obbligate lungo le nuove strade della mobilità, le stazioni AGIP diventano nel tempo presenze ricorrenti, punti di incontro dai quali nascono storie capaci di attraversare generi, epoche e immaginari.
Dal 15 luglio al 14 settembre 2026, nella saletta CineVR alla Mole Antonelliana, il Museo Nazionale del Cinema presenta, in collaborazione con il produttore XR e regista Sélim Harbi, TRACCE, una rassegna di quattro opere d'arte immersive dall'Africa che esplora identità, memoria ed eredità. In queste opere, la realtà virtuale non è mai un mero accessorio tecnologico, ma il linguaggio che consente una piena immersione in un caleidoscopio di esperienze le cui tracce vive si trasformano, reclamano spazi di possibilità e si trasmettono.
Afroroutes (Tunisia, 2018) di Sélim Harbi conduce attraverso Salvador do Bahia, Gujarat e Tangeri, rintracciando un'eredità sradicata dalla schiavitù ma fieramente sopravvissuta nei riti. The Daladala Verse (Tanzania, 2024) di Aurelio Mofuga porta lo spettatore attraverso gli itinerari urbani tracciati dal minibus di Fatuma, seguendo il suo percorso di emancipazione come prima conduttrice donna di un bus daladala a Dar es Salaam. Ferenj (Etiopia/USA, 2020) di Ainslee Alem Robson è un graphic memoir in fotogrammetria che trasporta il pubblico dall'Empress Taytu Ethiopian Restaurant di Cleveland fino alle strade di Addis Ababa, aprendo una riflessione personale dell'autrice su identità mista e concetto di "casa" in un paesaggio afrosurrealista cullato dalla tezeta music. Where Does Happiness Come From (Nigeria, 2025) di Somto Ajuluchukwu immerge in una prova intima con Made Kuti & The Movement, dove i ritmi dell'afrobeat aprono uno spazio meditativo sulla felicità.
10/07/2026, 16:21