ITALIAN GLOBAL SERIES 2 -Richard Gadd: "Le mie storie sono
autofiction oneste, bisogna scrivere di ciò che conosci”
La Sala Polissena del Palariccione è stata ancora una volta affollata per una delle ultime Conversazioni dell’
Italian Global Series. Protagonista, venerdì 10 luglio 2026, l'attore, autore e produttore britannico
Richard Gadd, tre premi Emmy per Baby Reindeer (miglior miniserie, miglior sceneggiatura e miglior attore), al Festival per presentare il suo ultimo lavoro, la serie "
Half Man" (una serie originale HBO e BBC disponibile su HBO Max in Europa, US e America Latina e BBC iPlayer in UK) di cui è ideatore, autore e protagonista.
Il primo episodio di "
Half Man" è stato proiettato al termine dell’incontro moderato dal Direttore del Museo del Cinema di Torino, Carlo Chatrian.
Com’è nata l’idea di Half Man? “
Ho cominciato a pensare alla storia del rapporto tra due fratelli che trattasse il tema della violenza maschile nel 2019. Mi sono sentito ispirato mentre mi trovavo in metropolitana, sono stato preso da una scintilla creativa, ho buttato giù delle idee sulle note del telefonino e quando sono sceso sono andato al sole, mi sono seduto su una panchina, ho riletto quanto avevo scritto e ho scoperto che il primo episodio di Half Man era pressoché già tutto lì!”
E ancora: “
L’idea era di esplorare due versioni della mascolinità. Volevo aprire il racconto con un maschio alpha e il suo contrario, sia per il fisico che per la voce, ho pensato di iniziare così e poi ho cercato di andare sotto la superficie. Mi interessava soprattutto il personaggio di Ruben che usa la violenza per esprimersi, anche nei confronti del fratello Jamie”.
A proposito – chi ha chiesto Chatrian - come hai affrontato la scena in cui picchi Jamie? “
Pensando alla violenza come reazione ai traumi subiti durante l’infanzia. Ci sono uomini tosti, ipermascolini, macho, ma che nascondono la loro vulnerabilità, che era quello che volevo trasmettere”.
Richard Gadd è passato poi a raccontare come si è sviluppato il progetto. “
Avevo appena finito di fare Baby Reindeer, avevo lasciato le sceneggiature nel cassetto e le ho tirate fuori durante il periodo del Covid, le ho mandate agli agenti che si sono subito dimostrati interessati. L’11 aprile 2024 è uscita la prima puntata di Baby Reindeer su Netflix e il giorno dopo io ero già al lavoro su Half Man”.
Sugli attori: “
Per il ruolo di Ruben avevo pensato a Jamie Bell, così sono andato a Los Angeles per incontrarlo e lui mi ha detto: ‘Ruben lo devi fare tu, ho visto Baby Reindeer’. Io non ci pensavo proprio, immaginavo di fare un cameo, tipo un poliziotto o comunque un piccolo personaggio ma la rete mi ha detto che dopo il successo di Baby Reindeer dovevo farlo io. E così Jamie Bell è passato a interpretare mio fratello Niall”.
In effetti, ha osservato Chatrian, quando ho visto Baby Reindeer ti immaginavo più basso di come sei e con Half Man più alto, come lavori con il tuo corpo? “
Mi piace la trasformazione fisica. Quando ho fatto Baby Reindeer ero dimagrito fino a 67 libbre, poi ho lavorato con l’alimentazione, l’allenamento cardio e altro fino ad arrivare a pensare oltre 109 libbre. Ruben doveva essere reale”.
Half Man è stato diretto da due registe che si sono avvicendate nelle riprese della stagione, come mai? “
I produttori pensavano che dovessi avere un regista uomo ma io ho chiesto: perché? Io ho solo bisogno di qualcuno che mi capisca e Alexandra Brodski, la regista dei primi tre episodi, aveva perfettamente capito quello che volevo”.
L’umorismo che si intravede nelle tue interpretazioni è qualcosa di spontaneo, che ti appartiene? “
In Baby Reindeer giocavo molto con l’umorismo, in Half Man l’umorismo è più di tipo sociale. Comunque si, non mi sento in risonanza con il dramma puro, ho iniziato con gli spettacoli comici ma certamente scrivere una serie è un’altra cosa. È stata una sfida, ho seguito un impulso, nel mio lavoro cerco sempre di mantenere quella sensazione che avevo provato quando ho avuto la prima idea. E poi scrivo e riscrivo, mille e mille volte, fino a tardi la sera e dalla mattina presto”.
Lavori da solo? “
Sì, ma poi mi piace condividere quello che scrivo con gli altri e non solo con le persone di cui mi fido”.
E come inizi? Da un personaggio, da una storia, da una ambientazione? “
Parto da un sentimento, da quello che provo, se continuo a pensare a lungo ad un’idea, se questa idea rimane allora vuol dire che vale la pena di farne qualcosa. E capire cosa farne è la cosa più importante”.
C’è qualcosa di personale nelle due serie? “
Sì, io credo che il lavoro migliore provenga da qualcosa che si è vissuto perché bisogna scrivere delle cose che conosci, persino i film fantastici o gli horror nascono da suggestioni che gli autori o i registi hanno vissuto nella vita reale. Io credo di avere fatto delle autofiction oneste. Se non credevo in quello che facevo, allora avrei solo perso tempo”.
Richard Gadd riceverà sabato 11 luglio, al Teatro Galli di Rimini il
Maximo Breakthrough Storyteller Award dell’
Italian Global Fest 2026.
11/07/2026, 11:53