LA MILANESIANA 28 - Bilancio conclusivo
Si è conclusa ieri sera, mercoledì 22 luglio, la 27ª edizione de
La Milanesiana, ideata e diretta da ELISABETTA SGARBI, confermandosi ancora una volta una delle rassegne culturali più ricche e trasversali del panorama italiano che ha intrecciato, come da sua vocazione, letteratura, musica, cinema, scienza, arte, filosofia, teatro, diritto, economia, sport e fumetto.
44 giornate, 64 appuntamenti, 18 città coinvolte, ospiti italiani e internazionali e oltre 100.000 persone raggiunte: numeri che raccontano ancora una volta un’edizione eccezionale per partecipazione e qualità. Un viaggio culturale appassionato e inclusivo, accompagnato dal tema dell’edizione “Il desiderio e la legge”, che ha attraversato teatri, piazze, musei e spazi urbani, accogliendo un pubblico eterogeneo, curioso e sempre più numeroso.
Grande interesse hanno riscosso gli appuntamenti all’Istituto Clinico Humanitas, al Carcere di San Vittore di Milano e all’Istituto dei Ciechi di Milano: nuove collaborazioni che hanno portato il confronto culturale in spazi in cui la parola e l’ascolto possono assumere un valore ancora più necessario.
Dichiara Elisabetta Sgarbi: «La Milanesiana 2026 è stata un viaggio entusiasmante, animato dalla felicità di ritrovare amici fedeli e dalla sorpresa di scoprirne di nuovi. Abbiamo festeggiato 10 anni del festival a Bormio, 9 ad Ascoli Piceno e 7 in Emilia-Romagna, e inaugurato a Seregno la rosa luminosa e sonora dell’artista Marco Lodola. Ma abbiamo anche portato La Milanesiana dove non era mai stata: nelle corsie dell’Humanitas, dove la bellezza e la cura si sono incontrate con grande intensità; e nel carcere di San Vittore, per due incontri emozionanti, sorprendenti, un dialogo che spero continui in futuro. La legge de La Milanesiana è il desiderio di vivere molte vite che non sono la nostra, nelle storie dei grandi scrittori (tra cui il premio Nobel Abduralzak Gurnah, il booker prize David Szalay, i premi Strega Sandro Veronesi, Paolo Giordano, Edoardo Nesi), dei registi internazionali (Park Chan Wook, Abel Ferrara, Jean-Jacques Annaud, Regis Wargnier, Maurizio Nichetti), degli artisti del fumetto (Milo Manara, Art Spiegelman), nelle anteprime teatrali (Anna Valle in Essere Armani) e poi in mostre, concerti, dialoghi. Nel celebrare gli anniversari, iniziando con gli 80 anni di Nicola Piovani fino ai 100 anni dal premio Nobel a Grazia Deledda con le letture di Laura Morante. Durante i due mesi del festival, incontrare il calore del pubblico che ci ha accolti ovunque con passione è stata la mia soddisfazione più grande. La Milanesiana è per tutti loro, per chi l’ha scoperta e amata, non potendovi rinunciare, e per chi verrà il prossimo anno».
Quest’anno La Milanesiana ha consegnato i seguenti premi, realizzati da Giovanna Fra e Marco Lodola.
Premio Scuola Pitagorica / La Milanesiana per le Scienze ad Alberto Mantovani, Presidente di Fondazione Humanitas per la Ricerca. Di seguito la motivazione scritta dalla saggista Eliana Liotta: “Il premio Scuola Pitagorica / La Milanesiana per le Scienze va ad Alberto Mantovani, che ha messo al servizio dell’umanità la sua intelligenza e la sua passione, aprendo nuove strade alla ricerca e alla cura. È l’italiano con l’impatto più alto nella letteratura medico-scientifica internazionale: a lui si deve la cosiddetta immuno-revolution, la rivoluzione che ha illuminato i legami tra sistema immunitario, infiammazione e cancro. Il premio va anche al divulgatore e al saggista, per la capacità di spiegare con chiarezza e senso di responsabilità la medicina e i suoi rapporti meravigliosi con la letteratura e con l’arte. Mantovani ha sempre cercato e raccontato la bellezza della scienza, incarnando il pensiero di Marie Curie: Uno studioso nel suo laboratorio non è solo un tecnico, è anche un bambino messo di fronte a fenomeni naturali che lo impressionano come una fiaba”.
Premio Omaggio al Maestro al regista sudcoreano Park Chan-Wook. Di seguito la motivazione del Premio, firmata da Marco Müller (già direttore artistico della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia e del Festival internazionale del Film di Roma): “Park Chan-wook è un regista visionario e un filosofo radicale, un maestro del cinema contemporaneo di genere e un pensatore critico che rispetta la logica ma vuole portarla al limite. Narratore inimitabile nelle sue rischiose giravolte fra umorismo macabro, estetica mirabile e invenzione continua nell’espressione della violenza, grazie a una precisa prospettiva autoriale e dentro una libertà eclettica di sperimentazioni, ha percorso temi e stili, ricontestualizzando convenzioni narrative che spingeva al punto di rottura, privilegiando nella sua esplorazione di crisi e ossessioni, morale e psiche umana (con un’attenzione particolare a quella femminile) il ruolo dell'ironia della negatività. Questo premio vuole affermare la convinzione che, con le sue cine-acrobazie a venire, Park Chan-wook saprà, ancora una volta, tracciare quadri in movimento sottratti ai futuri confini (commerciali o tecnologici) del cinema”.
Premio Omaggio al Maestro a Maurizio Nichetti e Bruno Bozzetto. Di seguito le motivazioni scritte da Maurzio Porro.
“A Bruno Bozzetto. Nipote di un nonno pittore di angeli e madonne, ha da lui ereditato la passione del disegno e quella visione fantastica della realtà che lo ha portato a fondare una casa di produzione arrivando nel ’91 alle soglie dell’Oscar, realizzando il suo primo corto nel ’58, dopo aver versato un contributo alla pubblicità. La sua carriera, quasi una commedia italiana al cartoon, suona al campanello del signor Rossi, simbolo, già nel nome, di un cittadino medio borghese vittima di ogni burocrazia, uno che, vicino di casa, potrebbe venire a chiederci due uova o un limone. Il signor Rossi, con baffi, cappello e abito rosso, è protagonista di molti corti e tre dei suoi sette lungometraggi, prendendo il via in quel magico anno che fu il 1960. È la via italiana al cartoon, la risposta a zio Disney (Allegro non troppo contro Fantasia), la satira del West, mentre si sommano successi, da West and Soda a Vip - Mio fratello superuomo, e anche un film con attori reali e corti di divulgazione al fianco del Piero Angela, fino al traguardo obbligatorio dell’animazione al computer. Una vita che diventa una carriera costellata di premi, medaglie e omaggi anche da parte Disney, del Museo di Torino, osservato con attenzione ovunque. Una vita animata, in ogni senso: ma nell’inverosimile apparente si nasconde una fetta di malessere quotidiano da spartire in parti eguali, tutto nascosto sotto la linearità umoristica del suo segno grafico che traduce una satira di usi e costumi degli ultimi 50 anni”.
“A Maurizio Nichetti. Nichetti, che ama il set, lavora in tv per i ragazzi, fa il giurato in festival internazionali, si arrampica sul festival di cinema di montagna, si dedica anche al teatro dal cui Dna è affascinato, non solo la prosa ma perfino l’opera e l’operetta, col passaporto del Paese dei campanelli, mescolando il prisma dello spettacolo cui ha affittato il suo talento multiforme. Così insegna i suoi segreti ai giovani prima a Torino, poi all’università Cattolica, al Centro sperimentale, alla civica scuola di cinema di Milano e alla Iulm. Porta in sala da regista 11 film, che gli assegnano David e Nastri d’argento, con un intervallo tra il 2001 e il 2024, quando gira con gli attori del cuore Amiche mai. Il suo comandamento è mescolare sogno e realtà, perché la fantasia scappa regolarmente dal recinto del quotidiano, dimostrando che il mondo è spesso la proiezione “malincomica” della clownerie, un sogno luminoso in vendita”.
Premio SIAE / La Milanesiana al cantautore Ermal Meta. Di seguito la motivazione scritta da Salvatore Nastasi: “Il Premio SIAE / La Milanesiana va quest’anno a Ermal Meta, per il suo percorso artistico coerente e riconoscibile, che valorizza il ruolo del cantautore come interprete del proprio tempo. Autore sensibile e raffinato, si distingue nel panorama contemporaneo per la forza evocativa dei suoi brani, in cui parole e musica si fondono in modo armonico e incisivo. La sua autorialità si esprime attraverso uno sguardo lucido e poetico sulla realtà, dando voce a emozioni, fragilità e speranze. Premiare un artista come lui significa riconoscere una forma di cantautorato che non si limita all’industria musicale, ma che restituisce complessità e profondità al linguaggio artistico a 360 gradi. In un contesto spesso dominato dalla rapidità e dalla semplificazione, la sua ricerca di equilibrio tra intensità emotiva e cura formale rappresenta una direzione controcorrente, direzione che tra l’altro è riuscito a mantenere con grazia anche nei suoi romanzi. Come nell’ultimo, “Stella Stellina”, nato dalla canzone che abbiamo applaudito quest’anno al Festival di Sanremo. Nel romanzo ancora una volta la sua voce si sposta dalla sintesi poetica del testo musicale a una dimensione più distesa e narrativa, ma conserva la stessa attenzione per le emozioni e le traiettorie umane che rendono unico il suo lavoro di Autore. Ed è forse proprio questa la cifra più alta dell’autorialità: trasformare il talento individuale in un patrimonio condiviso”.
Premio Rosa d’Oro de La Milanesiana al Premio Pulitzer 1992 Art Spiegelman e a Françoise Mouly, editor e art director. Di seguito la motivazione firmata da Igort: “A Françoise Mouly e Art Spiegelman, per aver contribuito, sia con il lavoro personale che con il loro sodalizio artistico, a influenzare e modificare in maniera ragguardevole la percezione del fumetto e del libro illustrato nel suo complesso. Trattando stili e tematiche sino ad allora quasi impensabili e rivendicando comunque il proprio amore incondizionato per la cultura a tutto tondo. Indipendentemente da sciocchi steccati o gerarchie del passato”.
Premio Jean-Claude e Nicky Fasquelle per la Letteratura allo scrittore francese Olivier Guez. La motivazione di Marina Fabbri: “A Olivier Guez. Il Premio Jean-Claude e Nicky Fasquelle per la letteratura va allo scrittore e sceneggiatore francese Olivier Guez, da sempre attento osservatore delle contraddizioni della Storia del mondo contemporaneo e soprattutto della complessità dei suoi protagonisti più noti e meno noti. Tra le sue opere figurano L’impossible retour, une histoire des juifs en Allemagne depuis 1945 e Les révolutions de Jacques Koskas. Ha collaborato a “Le Monde”, “Le Point” e al “New York Times”. Nel 2016 ha ricevuto il Deutscher Filmpreis per la migliore sceneggiatura con il film Lo Stato contro Fritz Bauer, ritratto dell’iniziatore dei processi contro i criminali nazisti. Tra i suoi romanzi più noti ci sono La scomparsa di Josef Mengele, divenuto anche un film, e il recente Mesopotamia, due opere basate sulle ossessioni sbagliate che hanno segnato il Novecento: la folle idea di scoprire il segreto della vita da parte del medico nazista Joseph Mengele, noto come “l’angelo della morte” e, prima ancora, l’idea colonialista di ricondurre tutti i popoli del Medio Oriente a una fittizia Mesopotamia moderna sotto l’egida dell’Impero di Londra. Alla particolare capacità di Olivier Guez di dialogare con la storia, trasmettendola da un punto di vista desueto, talvolta scomodo, ma sempre corroborato dall’uso scrupoloso del materiale documentario, si unisce, sul piano narrativo, l’abilità di compenetrare, nella tradizione tolstojana, i due piani individuale e collettivo-politico, consegnando così un ritratto vibrante, mai scontato e sempre problematico di personaggi indimenticabili e di vicende storiche che hanno plasmato il nostro mondo contemporaneo”.
Premio Jean-Claude e Nicky Fasquelle per il Cinema al regista francese Régis Wargnier. La motivazione redatta da Aliona Shumakova: “A Régis Wargnier. È un profondo osservatore del destino umano. Lontano dall’ottimismo hollywoodiano, egli non ritrae i vincitori ma persone che perdono la patria, i propri cari, le illusioni. I suoi temi principali riguardano l’identità e il confronto con la Storia. Quella che arriva sempre a casa della gente comune e invade la vita personale. La sua arte documenta un essere umano all’interno di una catastrofe storica. Oggi forse stiamo vivendo proprio questo, ci sentiamo risucchiati nel vortice di una storia distruttiva. Esterrefatti, disorientati, impotenti. Abbiamo solo la nostra dignità a contrastare tutto ciò e Wargnier ci ha dimostrato che la dignità è più importante della vittoria. Régis Wargnier è uno degli ultimi rappresentanti del grande cinema umanistico europeo. I suoi film non parlano tanto di guerre, rivoluzioni ma della preservazione della dignità e dell’identità in un mondo che cambia rapidamente. Le sue storie sono sempre grandiose, ma al centro dell’inquadratura vi è sempre il cuore umano. Per questo i suoi film risultano ancora vibranti e profondamente toccanti”.
L’edizione 2026 è stata dedicata a Daniela Benelli e Dario Salvetti, scomparsi lo scorso anno, due persone che hanno visto nascere La Milanesiana e l’hanno amata e arricchita con il loro lavoro e la loro passione, e a Giorgio Gosetti, direttore del Noir in Festival e amico de La Milanesiana.
23/07/2026, 16:46