CLOROFILLA FILM FESTIVAL 25 - "Non sono
emergenza", di Arianna Massimi
Non sono emergenza, il documentario diretto da Arianna Massimi, dà voce a dieci ragazzi e ragazze tra i 17 e i 25 anni che raccontano le proprie esperienze dirette con varie dimensioni del disagio. Con sguardo attento ma rispettoso e delicato la regista lascia che siano loro, in prima persona, a definire i termini del proprio disagio. Non un'inchiesta calata dall’alto, quindi, e nemmeno l'ennesimo commento adulto su una generazione osservata da fuori. Il film nasce dentro un progetto più ampio, la campagna omonima promossa da Con i Bambini nell'ambito del “Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile”, una cornice che è la chiave di lettura di tutto il lavoro. Se la povertà educativa viene spesso ridotta a una questione di accesso – scuole, libri, opportunità – Non sono emergenza allarga lo sguardo e mostra come questa coincida anche con una povertà di ascolto: ragazzi che soffrono perché in assenza di strumenti, parole o spazi per essere davvero compresi. Restituire loro voce e narrazione diventa allora, in sé, un atto di contrasto a quella povertà.
Il documentario non insegue un'unica storia esemplare né una tesi unica sul "disagio giovanile": ansia e depressione, isolamento volontario, eco-ansia, disturbi alimentari, sessualità e identità di genere, bullismo e ludopatia e seconde generazioni si intrecciano in un mosaico di esperienze che rifiuta ogni generalizzazione. Ogni ragazzo porta la propria grammatica del dolore, e proprio da questa frammentazione nasce la forza del film: la sofferenza giovanile come un arcipelago di vissuti singolari che meritano ciascuno il proprio spazio di parola.
Il titolo stesso è un manifesto. Il film chiede esplicitamente di abbandonare la retorica emergenziale, che tratta il disagio come un'anomalia da gestire con urgenza e poi archiviare, per riconoscerlo come dato strutturale della crescita contemporanea. È un ribaltamento importante: i ragazzi non sono un problema da contenere, ma soggetti da ascoltare, e, potenzialmente, una risorsa. Sul piano stilistico, la regista sceglie la sobrietà: niente sensazionalismo, niente ricostruzioni drammatizzate, solo il tempo necessario perché ogni testimonianza respiri. È una scelta coerente con un cinema che si mette al servizio della parola altrui, senza sovrastruttura autoriale invadente.
Non sono emergenza funziona così su due livelli complementari: come strumento sociale ed educativo, pensato per essere portato nelle scuole e aprire un dialogo tra pari; e come opera cinematografica capace di restituire dignità narrativa a vissuti troppo spesso silenziati o liquidati con un'etichetta clinica.
01/01/2050
Olivia Fanfani