Note di regia di "Greta e le Favole Vere"
“La nostra casa è in fiamme. Nessuno è troppo piccolo per fare la differenza”
Greta Thumberg
Greta e le favole vere è una favola che affronta temi di massima urgenza e attualità. Come ogni favola, questo film ha l’ambizione di trasmettere agli spettatori — soprattutto ai più giovani, a cui è prioritariamente rivolto — un punto di vista sulla realtà, e di poter contribuire alla formazione della coscienza che ognuno ha di sé e del mondo. Sono profondamente convinto che, nel tempo in cui viviamo, il compito del cinema — per dirla con le parole di Alain Badiou — sia “proporre un significante maestro che fornisca una nuova mappatura cognitiva”; che oggi sia più importante contribuire a inventare un mondo nuovo piuttosto che limitarsi ad aprire gli occhi degli spettatori sugli aspetti multiformi del presente; che sia necessario istillare ipotesi più che inoculare dubbi. È però difficilissimo uscire dalle pastoie di un imprinting culturale nel quale ogni visione che sfugge al relativismo morale viene tacciata di ingenuità, e persino il tentativo di recuperare un universo valoriale non negoziabile è considerato naive. Io ho scelto di provarci trasformando il veleno in antidoto: se qualsiasi narrazione diversa da quella dominante è considerata una favola, ho affidato proprio a una favola — intesa come genere drammaturgico — l’ardire di comunicare al pubblico una diversa verità, con la semplicità mitopoietica che caratterizza questo genere: è possibile, ed è più felice, vivere in armonia con la natura e con le altre persone, piuttosto che restare perennemente insoddisfatti e in conflitto nel tentativo di appagare le proprie pulsioni individualistiche.
Visivamente, questa favola ecologica, tenera e sovversiva — che mescola stilemi da commedia avventurosa con riflessioni sulla realtà sociale — è raccontata con colori sgargianti fotografati con toni caldi, virati al blu solo nelle scene ambientate in Norvegia. Le immagini sono fluide, con un ampio uso di bracci meccanici, droni e Ronin, nel tentativo di trasportare lo spettatore quasi fisicamente all’interno della storia. Per facilitare questi movimenti e restituire un senso di coralità abbiamo usato principalmente focali corte; solo nei primi piani dei bambini, per sottolinearne la centralità e la peculiarità dello sguardo, si è fatto ricorso a ottiche più lunghe. Anche nella direzione degli attori si è cercato un equilibrio tra dimensione realistica e dimensione metaforica, privilegiando una recitazione informale, tratteggiata in alcune sfumature grottesche nei “cattivi” e in un “raffreddamento” dei bambini, che abbiamo voluto rendere empatici ma asciutti. Il film è inoltre caratterizzato da un uso diffuso dell’animazione: gli snodi dei tre atti sono segnati dall’intervento di brevi sequenze animate realizzate con una tecnica 2D tradizionale, che svolgono una funzione sia linguistica sia narrativa.
Soprattutto nelle scene girate dal vero — che costituiscono la stragrande maggioranza del film — per 14 minuti ruggisce, cammina dondolando, si rotola e fa gli occhiolini un cucciolo di orso polare realizzato interamente in CGI. Libera, questo il suo nome, è una delle protagoniste del racconto ed è un esperimento unico nel suo genere in Italia, sia per durata sia per centralità nella storia. La sua fisionomia è realistica, pur mantenendo sempre un tocco fiabesco, come fosse un portale per accedere all’universo magico che è alla base dell’intera sfida drammaturgica. La sua animazione ha richiesto un grande sforzo, sia tecnico sia produttivo. In questi anni mi sono spesso sentito come il vecchio pescatore di Hemingway: ho temuto di arrivare in porto soltanto con le ossa non renderizzate dell’animale che trascinavamo nelle tortuose correnti digitali. Invece Libera, adesso, finalmente gioca con noi e, insieme a tutte le persone che hanno reso possibile questo film, si erge come un monito romantico: ricordare a chi la vedrà di non restare soltanto spettatore e di non lasciare il destino del nostro tempo nelle mani dei cattivi delle favole.
Berardo Carboni