CLOROFILLA FILM FESTIVAL 25 - “Maledetti
vegani!” di Fabrizio Gammardella
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Maledetti vegani!” di Fabrizio Gammardella è un documentario ironico e irriverente. Il film ceglie una struttura a capitoli che rende la visione dinamica e scorrevole. A fare da filo conduttore c'è l'inconfondibile voce narrante di Pietro Ubaldi, che accompagna la visione con leggerezza.
Il regista sceglie deliberatamente la provocazione, prende di mira i luoghi comuni più abusati sul mondo vegan e li ribalta con un'ironia intelligente, senza mai trasformarsi in un manifesto moralista, anzi, proprio rispondendo a certi stereotipi, genera informazione. Il risultato è un documentario che riesce a informare, divertire e, soprattutto, a far riflettere.
Il film mette insieme volti molto diversi tra loro: da Massimo Manni a Fabiola Di Sotto (conosciuta sui social come Fabiola Vegmamy), passando per Riccardo Bugari, Maicol & Mirco, Max Brunaccioni e molti altri. Le loro testimonianze sono autentiche, spontanee.
Non danno mai l'impressione di essere state recitate o costruite a tavolino, anzi, restituiscono la sincerità di chi racconta un'esperienza personale.
Tra i momenti più interessanti c'è la visita al “Santuario Capra Libera Tutti”, realtà che ospita circa cinquecento animali di specie diverse. È una parentesi che permette di vedere concretamente cosa significhi dare una seconda possibilità agli animali salvati. Non manca nemmeno l'aspetto strettamente culinario. Il documentario porta chi osserva in un piccolo tour gastronomico tra alcuni dei locali vegani più conosciuti d'Italia, come Sementis, Romeow e altre realtà che dimostrano quanto la cucina vegetale abbia ormai superato gli stereotipi dell'insalata triste e del tofu insapore.
Naturalmente si parla anche delle motivazioni che spingono una persona a diventare vegana. Le testimonianze raccolte raccontano percorsi diversi, sensibilità differenti e approcci che vanno ben oltre la semplice alimentazione. Il lavoro affronta infatti molti temi legati all'essere vegani, alternando dati, esperienze personali e momenti più leggeri, riuscendo quasi sempre a mantenere un buon equilibrio tra informazione e intrattenimento, anche grazie a divertenti siparietti.
Particolarmente autorevole è la presenza della dottoressa Silvia Goggi, probabilmente la biologa nutrizionista più nota in Italia quando si parla di alimentazione vegetale. La realizzazione è ottima e altamente professionale nelle inquadrature, nei colori e a livello audio-visivo in tutto il suo complesso.
Tuttavia, alcune digressioni risultano un po’ lunghe e pesanti, che sembrano uscire dal seminato e dal tema centrale. L'esempio più evidente è la scena con i commensali nel locale vegano Buddy, che coinvolge tre comici e un'attrice: un siparietto che strappa qualche sorriso ma che appare poco collegato al filo principale del documentario e risulta prolisso.
Più discutibile ancora è la scelta di inserire l'intervento di un cacciatore. Il suo spazio appare poco motivato e lascia la sensazione di una deviazione che non trova un reale sviluppo all'interno della questione. Nonostante queste sbavature, il documentario parla di veganismo senza assumere toni predicatori e risulta leggero, a differenza di molti altri documentari sul tema.
Non usa immagini truci, ideologie politiche etiche e sociali complesse difficili al grande pubblico, no. Utilizza la provocazione per smontare pregiudizi, alterna momenti divertenti e mantiene saldo il cuore del lavoro: l’esperienza e il vissuto delle persone vegane. Così costruisce un reale momento di confronto con il pubblico, rimanendo un lavoro capace di interessare anche chi vegano non è.
01/01/2050
Marta Bello