Note di regia di "Èvanescence"
Sono da sempre stato un ragazzo emotivo, e spesso e volentieri mi trovavo ad essere trascinato dalle emozioni, talvolta incontrollatamente, sia da quelle positive che da quelle negative. Il ricordo di certi momenti mi fa riaffiorare le stesse emozioni, sempre con la stessa intensità, trovandomi di fronte ad alcuni ricordi, alcuni sfocati, creandomi un forte senso di disagio. Vivo trascinato dai sentimenti, aggrappandomi ai vari ricordi che riesco a vedere nitidi, ma al tempo stesso ne rimango attaccato per la paura di perderli, di vedere uno spazio vuoto e freddo al loro posto. Nell’inconscio arrivo ad accostare questo spazio vuoto, questo “buco”, con la morte, con la paura un giorno di svegliarmi e di non ricordare più ciò che ho vissuto l’ora prima. E proprio per questo motivo nasce Èvanescence, che più che un cortometraggio fine a se stesso è un biglietto di auguri, una cartolina, una fotografia in un album di ricordi, una poesia per sottolineare anche a me stesso, e a tutti coloro che si trovano in questa situazione, come questa possa essere vissuta con normalità e non in clausura. Che si parli della scomparsa di un proprio caro o che ci si trovi di fronte ad una mancanza di memoria, sempre di perdita e di dolore stiamo parlando, per chiunque abbiamo attorno. L’emozione e la fragilità umana di fronte all’impotenza di poter cambiare le cose è alla base di Èvanescence.
Matteo Papetti