Note di regia di "Uno si distrae al buio"
Il film si muove alla ricerca dell’eredità della civiltà contadina, una civiltà paradossalmente superata e necessaria. Due generi riecheggiano nel tentativo di far rivivere antiche pratiche minacciate di scomparire: il western e il musical. Il primo vive in personaggi di un altro tempo e nei borghi fantasma della Riforma agraria del 1950. Il secondo in canti e strumenti arcaici, di musicisti e cantori di oggi. Si mostrano per ossimoro miti e fantasmi scomparsi, i cui temi sono oggi più che mai urgenti: le lotte per il lavoro, la difesa del paesaggio, lo sfruttamento, la terribile mancanza di poesia di oggi, la sensazione di non avere più spazio e tempo per agire. Il film racconta la persistenza di quel luogo nella compresenza dei tempi, ispirato da Rocco Scotellaro, grande poeta contadino e rivoluzionario, sparito dall’attualità e tutto da riscoprire, soprattutto per i giovani che oggi chiedono il diritto di far parte del mondo e della storia.
Uno si distrae al bivio rappresenta la tappa matura di un percorso di ricerca sul paesaggio e sulla memoria del Sud Italia, orientato allo studio dell’entroterra lucano e alla riflessione sulla marginalità culturale e sociale di quei territori. Dopo l’esperienza di scrittura e regia di Lucus a Lucendo. A proposito di Carlo Levi (2019), film antropologico dedicato allo sguardo dell’artista e intellettuale torinese confinato in Lucania durante il fascismo, condiviso insieme a Enrico Masi, questo nuovo progetto rinnova l’interesse per la rappresentazione cinematografica del mondo contadino, mettendo al centro la figura di Scotellaro.
La Lucania non è uno spazio periferico o metafora esclusiva di un’Italia arcaica, piuttosto è un luogo contemporaneo, giovane e ancora vivo, attraversato da nuove tensioni e desideri universali, che dimostra come il Sud sia il laboratorio produttivo e artistico del futuro.
Alessandra Lancellotti