LOCARNO 79 - KETTICE' di Giovanni Tortorici
Presentato, nella sezione Concorso Internazionale del 79.mo Locarno Film Festival
Ketticè, secondo film diretto da Giovanni Tortorici e prodotto da Luca Guadagnino. Nel cast del film troviamo anche Monica Bellucci, mentre entrambi i protagonisti sono interpreti esordienti senza alcun progetto alle spalle.
Il regista e sceneggiatore torna a raccontare il mondo giovanile con un film intimo e personale, incentrato sulla ricerca dell’identità, dedicato a quel delicato momento dell’adolescenza, in cui i legami con i coetanei dovrebbero essere fondamentali per scoprire sé stessi e diventare adulti.
Ambientato nella Palermo del 2012, Ketticè è il racconto della monotona vita di Giulio (Salvatore Gallina), adolescente di sedici anni insoddisfatto della sua vita. Il ragazzo trascina le giornate tra compiti mai finiti, senza alcun entusiasmo e con un senso di vuoto che lo opprime e non sa spiegarsi. La scuola è un peso, il futuro un concetto molto lontano. E nascono anche i primi amori, la dipendenza da Facebook e dei social, le serate con gli amici, mentre, pericolosamente, il massiccio uso di droghe annebbia ancor pesantemente l’orizzonte di una sua crescita adulta.
L’incontro con Ketty (Rachele Testagrossa), sua coetanea dal carattere deciso e dallo sguardo inquieto, rompe questa monotonia. Lei sembra sapere sempre cosa vuole, ma dietro a quella sicurezza si nasconde la necessità di fuggire, senza pero” conoscere la meta. I due si riconoscono subito: sono anime in cerca di ossigeno, insofferenti alle regole e ai giudizi del mondo adulto che è più incline a soffocare che a stimolare.
Il regista commenta: “
L’idea è quella di raccontare la Palermo dell’era Berlusconi partendo dal presupposto che la mia generazione, in confronto alle precedenti, o forse anche rispetto a quella odierna, a sedici anni era del tutto priva di ideali o coscienza sociale, volevo fotografare la stagnazione culturale che ha caratterizzato la mia adolescenza. Ketticè approfondisce le dinamiche e i giochi di potere tra gli adolescenti e l’autorità rappresentata dalla famiglia, dalla scuola e dallo Stato. Sia Giulio, che proviene da una famiglia aristocratica siciliana, sia Ketty, che appartiene a una classe sociale più povera, fanno un uso massiccio di droghe, in particolare marijuana, temono costantemente di essere scoperti, fermati dalla polizia. Cercano costantemente di sopravvivere alle varie forme di controllo da parte del mondo degli adulti. Un ritratto maturo e sfaccettato di Giulio e Ketty, adolescenti in una Palermo del 2012 politicamente e culturalmente immobile, che mostra un baratro generazionale”.
08/08/2026, 14:00
Luca Corbellini