SESTRIERE FILM FESTIVAL 16 - Tutti i vincitori
Concorso Fotografico
Vincitore
Occhi d’ambra tra candidi fiocchi di Davide Crola
Emozionante scatto che ritrae una volpe durante una nevicata. Subito si nota lo sguardo intenso dell’animale che sembra perlustrare attentamente la zona, unitamente al contrasto tra il colore ambrato del pelo e il bianco candido della neve. Questa fotografia suscita una pace immensa, il silenzio di un mondo ovattato, il cui unico suono è quella della neve che cade copiosa.
Premio del Pubblico
Bacche cesene e mille fiocchi di neve di Massimiliano Manuel Paolino
Concorso Cinematografico
Menzione Speciale
Solidi di Chiara Guglielmina
Un film molto particolare, fuori dal contesto delle altre proposte, ma che colpisce l’animo di ogni spettatore in modo profondo e perenne. Non è il Nepal degli alpinisti o dei trekker: è il Nepal della gente che lì vive, in povertà ma con tanta dignità. Un film che fa pensare. La protagonista, di 85 anni, è la nonna di tutti noi. E non possiamo che esserne vicini, con affetto e con rispetto, anche perché contribuisce a custodire, come tanti suoi connazionali, la montagna che noi amiamo.
Vincitore
K2 la gloria e il segreto di Gianluca Mazzini e Fabrizio Boni
Tornare a riparlare della storica e vittoriosa impresa alpinistica italiana sul K2 del 1954 dopo tante polemiche e ricostruzioni non è facile. Eppure, questo film ripercorre tutta la vicenda con estrema onestà intellettuale assegnando a tutti i protagonisti onori ed oneri. Con questo film si chiude definitivamente la storia. E giuria ne prende atto con soddisfazione.
Concorso Letterario - Racconti di Montagna
Sezione la Montagna
III premio ex aequo
Milena LUCENTE (MARTINSICURO - TE) - Dove imparai a respirare di nuovo
Racconto fluido, intenso che colpisce per l’intensità con cui dà voce al dispiacere. Ogni parola pesa come un urlo di dolore, ogni grido vibra di emozione, mentre la montagna accoglie il peso del lutto urlato da una ragazza di quattordici anni rimasta sola. Non è una storia di guarigione ma di coraggio. Intensa, autentica e profondamente toccante.
III premio ex aequo
Francesca SALA (LECCO - LC) - Un posto bellissimo
Un posto bellissimo contiene e protegge parole di una potenza emotiva straordinaria. Ha l'anima, il ritmo e la forza evocativa della prosa lirica, densa di parole che evocano immagini nitide e profonde. Il testo si configura come un biglietto di viaggio che delinea la forma di un amore in cammino**. La narrazione si sviluppa su un doppio binario: l'ascesa fisica verso la vetta del Monte Giumello e il percorso interiore della protagonista attraverso l'elaborazione di un lutto devastante. Uno degli aspetti travolgenti e stravolgenti dell'opera è la gestione del pathos emotivo. All'inizio, il lettore viene quasi "depistato": sembra di assistere a una normale escursione di coppia, una gita nostalgica nei luoghi dell'infanzia. L'autrice semina però piccoli indizi inquietanti che creano tensione: l'attenzione quasi religiosa al contenuto dello zaino, la rivendicazione di una solitudine assoluta contro il volere di amici e parenti, le lacrime definite come un "lasciapassare". La parola **"Glioblastoma"** arriva dritta agli occhi come un fulmine a ciel sereno. Spezza il ritmo e ridefinisce retroattivamente tutto ciò che abbiamo letto fino a quel momento: lo zaino non contiene il pranzo, ma l'anima che è rimasta oltre il corpo dell'amato; il passo lento non è solo stanchezza fisica, ma il peso insostenibile del dolore. splendido il contrasto che l'autrice costruisce attorno alla figura del compagno perduto. In vita era un "camminatore veloce", uno capace di anticipare tutti ma che sapeva rallentare per amore. Questo si lega a una riflessione profonda sul tempo moderno: in una società che corre, lui aveva il dono di "dilatare gli spazi". Il contrappasso tragico della sorte è che proprio il tempo, così ben custodito da lui, sia diventato il ladro della loro felicità. La natura (il Grignone, il lago di Lecco, l'erica rosata) non fa semplicemente da sfondo, ma partecipa al lutto. Diventa un tempio laico dove il silenzio e il vento accolgono l'ultimo atto d'amore. Il finale è di una bellezza struggente. Il gesto di disperdere le ceneri viene descritto non come un addio cupo, ma come una "danza nel blu", una restituzione dell'amato alla bellezza del mondo. La chiusura, infine, ribalta completamente la premessa iniziale in modo magistrale: "Se avessero chiesto a me un posto bellissimo, io avrei detto il tuo nome, perché il mio posto bellissimo sei tu, sei sempre stato tu." Un'opera matura, che accarezza il dolore senza mai scadere nel patetismo. La scrittura è dolce, visiva e profondamente autentica. E supera quella linea sottile che divide il cuore tra ricordo e speranza.
II premio ex aequo
Wilma RIVA (GALBIATE - LC) - La voce della montagna
La voce della montagna si distingue per la profondità emotiva e la finezza stilistica con cui affronta il tema del tempo, della memoria e del legame con la natura. Attraverso la figura di Teresa, si costruisce un ritratto intimo e universale, del distacco e del ritorno alle origini. La scrittura, limpida e misurata, riesce a fondere il paesaggio montano con l’interiorità della protagonista, trasformando la montagna in una presenza viva, quasi spirituale, che accompagna il percorso di riconciliazione e riscoperta di sé. La narrazione procede con ritmo pacato ma intenso. Per la capacità di evocare con autenticità la voce silenziosa della natura e di tradurre in parole la nostalgia e la forza della memoria, La voce della montagna merita il riconoscimento della giuria come opera di notevole valore letterario e umano.
II premio ex aequo
Luca MASSACESI (ROMA - RM) - La baita di nonno Pierre
Un racconto molto piacevole, evocativo e ben costruito, con un messaggio chiaro ma mai didascalico: la montagna come realtà viva e vitale, non come un museo del passato. La descrizione del silenzio, del vento tra i larici, dei campanacci lontani e della casa del nonno crea immediatamente un'atmosfera immersiva e suggestiva. Il rispetto per la cultura alpina e per i saperi tradizionali si accompagna a una visione fiduciosa del futuro, mostrando come il patrimonio della montagna non debba essere soltanto conservato, ma possa continuare a rinnovarsi e a vivere attraverso nuove generazioni.
I premio
Giuseppe SALMOIRAGHI (INVERUNO - MI) - Il rumore della neve
“Il rumore della neve “è un racconto coinvolgente perché mette in rilievo l’amore per la terra natia. Pur dopo lunghi anni di assenza, il protagonista torna a rivedere ed a rivivere il silenzio della montagna, l’odore del bosco, le cime dei monti innevati e coperte da basse nuvole. Così luoghi che prima riteneva una prigione, diventano la forza trainante della sua nuova vita, ulteriormente avvalorata attraverso l’amore della sua donna e di uno sconosciuto bambino che si era perso tra la neve
Sezione Sestriere Mon Amour
III premio
Samuele SANTINI (CASCINA - PI) - Il torrente
Il racconto esplora la ferita aperta dal progresso e dal turismo di montagna (neve artificiale, condotte, invasi) a scapito dell'ecosistema naturale. L'acqua non scorre più liberamente nel torrente Chisone perché viene deviata e canalizzata per scopi economici. Questo crea un forte senso di vuoto e perdita: manca prima di tutto il "rumore" naturale dell'acqua, sostituito dal ronzio freddo e meccanico delle pompe. Il prosciugamento del torrente però porta alla luce ciò che era stato sepolto dal tempo e dalla tragedia riportando a galla il trauma mai del tutto rielaborato della morte del piccolo Luca.
II premio
Nico LA CAPRA (CERVERE - CN) - Nessuno rimane indietro
Il racconto è una delicata riflessione sulla cura, sulla memoria e sul riscatto attraverso la compassione. Al centro della storia c'è il profondo contrasto tra due modi di vivere la montagna: la visione fredda e spietata di Ninu, segnato dal lutto e abituato a pensare che i più deboli siano destinati a restare indietro, e la straordinaria empatia di Neta, che rifiuta di "girarsi dall'altra parte" di fronte a qualsiasi forma di sofferenza. I valori donati sono però destinati a vivere e a camminare attraverso chi resta, la figlia di Ninu, facendosi carico dell'eredità di Neta, farà comprendere a Ninu che sono la compassione e la cura per i più fragili a dare un senso alla vita.
I premio
Giovanni GALLI (SAVIGLIANO - CN) - La neve dei camerieri
Una narrazione che ti fa riflettere ricordandoti che il Sestriere non è solo il rinomato, famoso posto di villeggiatura, di vacanzieri, sciatori e gente in cerca di relax. Dietro a questo mondo c'è la realtà dei camerieri, dei fattorini e di tutti quegli oscuri operatori che contribuiscono allo splendore ed alla fama di questa località dai panorami mozzafiato. Già perché come scrive l'autore "Sestriere è un posto strano. .... Da lontano promette leggerezza. Da vicino si vede che è fatto anche di cantine, cucine, scale strette, ore segnate male, paghe contate. La neve copre tutto, ma non allo stesso modo. Sulla Kandahar fa gloria. Dietro gli alberghi fa fatica."
08/08/2026, 22:27