Note di regia di "La Danza dello Scarabeo"
La regia de "
La Danza dello Scarabeo" si fonda sulla confusione che vive il protagonista Ulisse, giocando sullo straniamento e i contrasti. Nelle prime inquadrature, la camera è sul cavalletto, ma da quando Ulisse si sveglia le riprese, inizialmente stabili, acquisiscono movimento, lasciando lo spettatore sospeso tra la risata e il disagio. I grandangoli distorcono leggermente lo spazio domestico, amplificandone la dimensione surreale, mentre ocra e marrone dominano la palette: colori che dovrebbero raccontare calore e convivialità e che invece, applicati a questa casa, ne rivelano la natura malsana e grottesca. Lo specchio di Ulisse, luogo in cui tutto ha inizio e in cui tutto si conclude, diventa il vero centro simbolico del racconto, l'oggetto che ritorna a intervalli regolari per ricordare allo spettatore che la crisi del protagonista non è mai stata solo fisica. Il jazz accompagna la commedia degli equivoci familiari, mentre il canto folkloristico tedesco irrompe nei momenti drammatici, straniante come lo sguardo che Alice e Alteo rivolgono a un uomo che non riconoscono più. La scenografia riempita di cianfrusaglie di qualunque epoca è un richiamo alla confusione che vive Ulisse, dove anche lo spettatore non riesce a comprende in quale epoca il cortometraggio è ambientato.
Sebastian Santini