VENEZIA 83 - “Juso per Ferie”: Karen Di Porto racconta
l'incredibile parabola di Galliano Juso
“Juso per Ferie” è un documentario diretto da
Karen Di Porto e presentato in alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Venice Open. Un’ora e mezza densa, rigorosa e priva di sconti che scava nella vita di una figura tanto seminale quanto scomoda del nostro cinema, restituendoci un ritratto a tutto tondo che non indora la pillola.
La parabola parte da lontano, ad Alberona, nella provincia di Foggia, dove il futuro autore
Galliano Juso nasce in una famiglia umile ma molto numerosa, con ben altri undici tra fratelli e sorelle. Da queste origini prende il via un percorso di autodeterminazione che ha dell'incredibile.
Il documentario ricostruisce la sua vita e la sua carriera mescolando preziosi pezzi di interviste storiche, materiali d'archivio e aneddoti esilaranti, dipingendo un personaggio unico nel panorama italiano: cinico, appassionato di gioco d'azzardo, dotato di una genialità sfacciata che a molti ha ricordato il Procopio del “Satyricon”. Viene raccontato attraverso chi lo ha conosciuto davvero, nel lavoro e nella vita, come Giuseppe Tornatore, Giovanni Veronesi, Rocco Siffredi, Sandra Cardini e altri.
Juso è stato una vera e propria canaglia creativa, un agitatore culturale capace di spaziare da un'idea all'altra con la leggerezza dei visionari e la scaltrezza dei sopravvissuti. Nel corso della sua carriera ha firmato e prodotto titoli che hanno segnato l'immaginario popolare e la commedia all'italiana, ha esplorato vari generi ed è indissolubilmente legato alla nascita del genere “poliziottesco”.
Una poetica fondata sulla forte contaminazione tra i generi, sull'attraversamento spericolato di registri diversi e su una libertà espressiva che oggi appare quasi anomala, come in "
Chicken Park".
La sua indole visionaria e anticonformista lo ha portato anche a incursioni pop inaspettate, come il celebre e coraggioso lavoro visivo realizzato con Anna Oxa. La sua vita artistica è stata un continuo di successi e fallimenti.
Il lavoro di
Karen Di Porto ha un tono divertente, ironico e affettuoso, tuttavia non edulcora il personaggio, scegliendo di mostrarne senza filtri anche i lati più spigolosi e controversi. Viene fuori il ritratto di un uomo bulimico di idee, un sabotatore della propria fortuna che ha convissuto per tutta la vita con i debiti. Uno dei focus è anche il racconto del suo modo spregiudicato di gestire i rapporti di lavoro: compensi cronicamente in ritardo, cachet spesso al limite dello sfruttamento, ma anche dinamiche al limite del ricatto emotivo, tutti elementi che non devono essere normalizzati.
Alla fine della visione, “
Juso per Ferie” consegna a chi osserva il ritratto vivissimo e scomodo di un regista e produttore indipendente, un outsider che ha sempre scommesso tutto in nome della propria libertà creativa, insomma, un anarchico.
La regista è riuscita a realizzare un lavoro ritmato, ricco di aneddoti simpatici che vi strapperanno un sorriso (talvolta amaro), con una forte attenzione alla parte sonora, in cui dei motivetti giocosi rendono la visione ancor più piacevole. Formalmente solido, con una messa in scena pulita ma incisiva.
Lo ha fatto in memoria di Juso, scomparso nel 2024 lasciando in eredità un patrimonio di intuizioni che il cinema italiano, nel bene e nel male, non può permettersi di dimenticare.
08/09/2026, 18:15
Marta Bello